(Foto d'archivio Ansa)
L’Immigration and Customs Enforcement (ICE) ha negato a Maher Tarabishi, 62 anni, detenuto in Texas, il rilascio temporaneo per partecipare al funerale del figlio Wael, morto il 23 gennaio a 30 anni per complicazioni legate alla malattia di Pompe. Tarabishi, principale tutore del figlio gravemente disabile, è detenuto da ottobre dopo un controllo di routine all’immigrazione. A raccontare la storia sono i principali media americani in questi giorni.
La decisione ha suscitato forti polemiche e accuse di “mancanza di umanità” da parte della famiglia e dei legali. Maher Tarabishi è originario della Giordania ed è arrivato negli Stati Uniti nel 1994 con un visto turistico. Negli anni ha affrontato problemi burocratici: la sua domanda di asilo fu respinta nel 2006 e fu emesso un ordine di espulsione, ma gli fu permesso di rimanere nel Paese come tutore del figlio, a condizione di presentarsi ogni anno ai controlli dell’ICE.
Secondo quanto riferito a People dall’avvocato Ali Elhorr, Maher Tarabishi era stato arrestato il 28 ottobre 2025 durante un check-in programmato presso una struttura dell’ICE a Dallas. Secondo il Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS), l’arresto sarebbe collegato alle accuse di legami passati con l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, ma la famiglia e l’avvocato negano qualsiasi legame con attività criminali o terroristiche.
“Aveva chiesto il rilascio per motivi umanitari per poter partecipare al funerale del figlio”, ha spiegato Elhorr, precisando che la richiesta è stata respinta martedì 27 gennaio. Tarabishi resta quindi detenuto nel centro di detenzione Bluebonnet di Anson, in Texas.
Wael Tarabishi soffriva di una forma grave di malattia di Pompe che lo rendeva incapace di respirare, nutrirsi o muoversi autonomamente. La nuora di Maher, Shahd Arnaout, ha raccontato che il giovane necessitava di cure continue. Dopo l’arresto del padre, Wael è stato ricoverato due volte per sepsi, polmonite e complicazioni legate a un sondino nasogastrico. La famiglia ritiene che l’assenza forzata del padre abbia accelerato il declino del figlio. “Forse non lo hanno ucciso con un proiettile, ma lo hanno ucciso dentro, prendendo l’unica persona che aveva chiesto”, ha dichiarato Arnaout a People. “Maher era il suo tutore, suo padre, il suo migliore amico, il suo tutto”.