(Foto Ansa)
Cesare Pavese è uno dei più importanti scrittori italiani del Novecento. La poesia “Passerò per Piazza di Spagna”, scritta nel 1950, appartiene alla fase finale della sua produzione e nasce dal tormento amoroso per l’attrice americana Constance Dowling.
Sarà un cielo chiaro.
S’apriranno le strade
sul colle di pini e di pietra.
Il tumulto delle strade
non muterà quell’aria ferma.
I fiori spruzzati
di colori alle fontane
occhieggeranno come donne
divertite. Le scale
le terrazze le rondini
canteranno nel sole.
S’aprirà quella strada,
le pietre canteranno,
il cuore batterà sussultando
come l’acqua nelle fontane –
sarà questa la voce
che salirà le tue scale.
Le finestre sapranno
l’odore della pietra e dell’aria
mattutina. S’aprirà una porta.
Il tumulto delle strade
sarà il tumulto del cuore
nella luce smarrita.
Sarai tu – ferma e chiara.
Il testo descrive una passeggiata immaginaria in Piazza di Spagna tra luce, fontane e scale di Trinità dei Monti. Il poeta costruisce un’atmosfera luminosa e sospesa: la città sembra animarsi, trasformando suoni, colori e odori in un unico movimento armonico.
La poesia rappresenta un incontro desiderato ma forse impossibile con la donna amata, che appare alla fine “ferma e chiara”. L’esperienza urbana diventa così una proiezione del sentimento interiore. Il “tumulto delle strade” coincide con quello del cuore, evidenziando la fusione tra realtà esterna e stato emotivo. L’immagine finale suggerisce un’illusione: l’amore è presenza evocata ma non raggiunta, tipica della poetica pavesiana.
A Roma, nei pressi della scalinata, anche il locale Babington’s Tea Room ricorda il legame tra letteratura e luogo. Il componimento mostra quindi la tipica poetica di Pavese, in cui il paesaggio esterno diventa specchio dell’inquietudine interiore e l’amore si configura come desiderio irrisolto e nostalgia persistente. Il tutto in una visione lirica e simbolica.
Le poesie scritte da Pavese per Constance Dowling furono raccolte nella breve antologia di appena dieci liriche Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, pubblicata postuma. L’opera, riletta a posteriori, è stata spesso interpretata come una tragica premonizione del suicidio dello scrittore. L’amore per Constance rappresentò infatti uno dei tormenti più intensi degli ultimi mesi di vita di Pavese. Nelle pagine del suo diario Il mestiere di vivere, lo scrittore esprime il rimpianto di non averla avuta accanto la sera del conferimento del Premio Strega.