Perché l'Antitrust sta indagando sui videogiochi Diablo Immortal e Call of Duty Mobile? (Fonte Ansa) - Blitz Quotidiano
L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha avviato due istruttorie nei confronti di Activision Blizzard, la nota azienda statunitense, nata dalla fusione tra Activision e Blizzard Entertainment, che produce e distribuisce videogiochi. L’indagine si concentrerebbe su due titoli in particolare, entrambi per dispositivi mobile, ovvero Diablo Immortal e Call of Duty Mobile.
L’accusa mossa nei confronti dell’azienda, divenuta nel 2023 parte di Xbox Game Studios (gruppo Microsoft), è quella di proporre due videogiochi distribuiti gratuitamente utilizzando però tecniche manipolative nelle interfacce, studiate per indurre gli utenti a prolungare eccessivamente le sessioni di gioco e ad aderire con frequenza alle offerte di acquisti in-app. Ne sono un esempio, si legge in una nota, “le ripetute esortazioni, durante e fuori le sessioni di gioco, a non perdere contenuti premiali (anche tramite messaggi in-app e notifiche push) e ad acquistare contenuti a durata limitata, prima che diventino indisponibili”.
Secondo l’Autorità – si legge in una nota – potrebbero verificarsi violazioni del Codice del consumo “soprattutto per le sollecitazioni a compiere acquisti in-game non consapevoli, anche da parte di minorenni”. Per l’Antitrust, Activision Blizzard “opererebbe in modo contrario alla normativa preposta alla tutela dei consumatori e, in particolare, alla diligenza professionale richiesta in un settore molto sensibile ai rischi di sviluppo di dipendenza dal gioco”. Condotte e strategie di questo tipo, come si legge nella nota, “possono condizionare i giocatori-consumatori, inclusi i minorenni, inducendoli a spendere cifre significative di importi anche maggiori di quelli necessari a procedere nel gioco e senza esserne pienamente consapevoli”.
L’indagine si focalizza anche sulle impostazioni di parental control, le quali “appaiono aggressive per il meccanismo che pre-seleziona in automatico le opzioni che tutelano meno il minore (facoltà di effettuare acquisti in-game, tempi di gioco illimitati e interazione con altri giocatori), in assenza, peraltro, di un comportamento attivo e di supervisione da parte del genitore/tutore”. L’Autorità intende inoltre far luce sulle modalità di acquisizione del consenso al trattamento dei dati personali in fase di registrazione dell’account, “in quanto il consumatore, anche minorenne, verrebbe indotto a selezionare tutti i consensi, inclusa la profilazione a fini commerciali, credendo di trovarsi di fronte a una scelta obbligata”.
Nell’istruttoria, infine, si fa riferimento anche alla poca trasparenza riguardo ai diritti contrattuali dei giocatori. Si parla soprattutto della rinuncia inconsapevole al diritto di recesso e alla clausola che permette alla società di bloccare unilateralmente gli account. Tale pratica, secondo quanto dichiarato dall’Autorità, avverrebbe senza fornire adeguate motivazioni o canali di assistenza, causando la perdita degli investimenti economici effettuati dagli utenti per l’acquisto di contenuti digitali.