Pizza con l'ananas, chef italiano si fa licenziare pur di non servirla. Bravo, bene. Bis? (foto Ansa-Blitzquotidiano)
Fedele a un’ideale di purezza gastronomica, coerente fino al sacrificio di sè, patriottico fino all’autolesionismo, un cuoco italiano, pardon uno chef italiano, italiano vero, si è fatto licenziare in Australia pur di non mettere l’ananas su una pizza col prosciutto.
La storia che ci giunge da Brisbane, capitale del Queensland, è come dire, agrodolce. E molto istruttiva, specie sulle difficoltà di chi lavori all’estero e sul suo rapporto con le autorità.
Davide Tamburella, chef italiano del ristorante La Costa, uno dei molti che presidiano la Riviera italiana sulla Sunshine Coastway, si è rifutato di acconsentire alla richiesta dei clienti di inserire nel menù l’amata pizza con prosciutto e ananas.
Era un evento costato 15mila dollari, ma l’ananas sulla pizza non s’è vista. Il proprietario del ristorante, Elliot Ingram, lo ha quindi convocato chiedendo spiegazioni. Tamburella ha spiegato: per noi italiani è una questione di principio, non si fa e invitandolo a verificare di persona quanto fosse importante per gli italiani attenersi alla regola, trasgredire la quale è considerato un crimine, fare peccato.
Le giustificazioni non hanno convinto Ingram. Ok le tradizioni italiane ma nel Queensland l’ananas è, come si dice, un must irrinunciabile. E in effetti la “hawaian pizza” ha un suo perché storicamente documentato, sembra l’abbia inventata un greco in Canada.
Ma è alle Haway che ha fatto furore, dove negli anni ’60 andava a ruba tra i militari americani anche per la moda del surf e del tiki che impazzava all’epoca e sfruttando anche l’enorme produzione locale di lattine di ananas sciroppato. Una zozzeria, in effetti, ma lasciamo perdere.
Torniamo alla vertenza di cui sopra. Ingram licenzia Tamburella. Avendo però l’accortezza di segnalare alle autorità l’interruzione del lavoro aspettando il massimo del tempo consentito per non compromettere l’iter di richiesta di cittadinanza del suo ex dipendente.
Niente da fare. Deve ricominciare e infatti si è trovato lavoro in un altro ristorante, dove l’ananas nemmeno col binocolo. Quanto all’iter sospeso Tamburella ha fatto ricorso per il licenziamento ritenuto illegittimo: troppo tardi e poi non ricorrevano le circostanze eccezionali richieste.
Mentre ci leviamo il cappello di fronte a cotanta coerenza, sommessamente rileviamo che il successo globale della pizza è dovuto proprio alla sua duttilità, una lingua franca che può essere parlata in ogni angolo di mondo ognuno intonandola secondo il dialetto d’origine. Per dire, la fanno anche a Napoli, a Roma… Che poi, a ben vedere, a proposito di sapidità e dolcezza, al prosciutto non associamo forse noi italiani il melone o i fichi?