Quali sono i Paesi considerati più sicuri se scoppiasse una guerra mondiale? (foto ANSA) - Blitz quotidiano
L’ipotesi di una terza guerra mondiale resta, almeno per ora, uno scenario teorico. Tuttavia, in un contesto segnato da conflitti regionali e tensioni tra grandi potenze, molti si chiedono quali Paesi potrebbero essere più sicuri in caso di guerra globale.
La risposta più realistica è che nessuno sarebbe completamente immune. Una guerra moderna non si combatterebbe solo con eserciti sul campo, ma anche con missili a lungo raggio, minacce nucleari, cyberattacchi e pressioni economiche. Le conseguenze colpirebbero mercati finanziari, reti energetiche, approvvigionamenti alimentari e sistemi informatici.
In un mondo così interconnesso, anche Stati lontani dai fronti principali subirebbero effetti indiretti. Per questo gli esperti parlano più di “Paesi relativamente protetti” che di luoghi totalmente sicuri.
Tra i Paesi considerati più al riparo compare spesso la Nuova Zelanda. La sua posizione isolata nel Pacifico meridionale, lontana dai principali centri di potere globale, rappresenta un vantaggio. A questo si aggiungono stabilità politica e una buona autosufficienza agricola.
Un discorso simile riguarda l’Islanda. Piccola, poco popolata e quasi interamente alimentata da energie rinnovabili, viene vista come relativamente protetta. Tuttavia, la sua collocazione strategica nell’Atlantico e i legami con l’Alleanza Atlantica ne riducono l’isolamento totale.
In Europa, la Svizzera è spesso citata come esempio di neutralità armata. Il territorio montuoso, la tradizione di non allineamento e la presenza diffusa di rifugi antiatomici rafforzano l’idea di resilienza. Resta però il fatto che si trova nel cuore del continente europeo e sarebbe esposta agli effetti indiretti di un conflitto.
Anche Paesi dell’America Latina come il Cile e l’Argentina vengono indicati come relativamente sicuri per la loro distanza dai principali blocchi militari e per l’ampia disponibilità di risorse agricole.
Al di là della geografia, la sicurezza in caso di guerra dipenderebbe soprattutto dalla capacità di resistere agli shock. Un Paese con buona autosufficienza energetica, produzione alimentare interna, istituzioni solide e coesione sociale avrebbe più possibilità di affrontare una crisi prolungata.
La stabilità politica, la gestione del debito pubblico e la preparazione delle infrastrutture critiche sarebbero fattori determinanti. Anche la capacità di proteggere reti informatiche e sistemi bancari diventerebbe centrale in uno scenario dominato dalla guerra ibrida.