(Foto Ansa)
Anche quest’anno il 6 e il 9 agosto, giorni rispettivamente dell’utilizzo in guerra della prima e seconda bomba atomica, sganciate dagli USA il 6 sulla città giapponese di Hiroshima e il 9 sulla città giapponese di Nagasaki, sono passati senza che nessuno raccontasse la storia interessante di chi con l’uso delle bomba atomica in guerra ha intascato un bel pacco di quattrini in diritti d’autore, più esattamente in diritti di brevetto.
La storia in questione ve la raccontiamo noi. Brevetto numero 324458 per rallentare i neutroni, registrato il 26 ottobre 1935 a Roma presso lo Studio Laboccetta, ed esteso poi ad altri Paesi: la storia della bomba A, cioè atomica, nonché quindi delle bombe H all’idrogeno e delle bombe N a neutroni, comincia da qual brevetto, la cui storia è davvero avventurosa oltre che lunga.
Registrato a nome di Enrico Fermi, Edoardo Amaldi, Bruno Pontecorvo, Franco Rasetti ed Emilio Segrè, i più attivi tra i “ragazzi di via Panisperna”, come vennero chiamati una volta famosi perché in quella via, all’attuale numero civico 89, c’era l’Istituto di Fisica dell’Università, dove Fermi all’età di soli 27 anni s’era guadagnato la cattedra di fisica teorica.
Dell’istituto oggi in quella strada e a quel numero s’è persa anche la memoria.
Poiché la loro scoperta brevettata aveva permesso agli Stati Uniti di costruire le prime bombe atomiche e di usarle vittoriosamente contro i giapponesi nella seconda guerra mondiale, i “ragazzi” intentarono causa al governo degli Stati Uniti per vedersi riconoscere dei diritti, e di conseguenza dei quattrini.
La causa durò anni, in piena guerra fredda con l’ormai scomparsa Unione Sovietica, si concluse nel 1953 e fruttò agli ex di via Panisperna la bella cifra di 400.000 dollari dell’epoca: pari a un bel pacco di milioni di euro di oggi, diciamo tra i 15 e i 20.
Depositato il brevetto, l’accordo prevedeva che gli eventuali guadagni sarebbero stati anche suddivisi con il chimico del gruppo, Oscar D’Agostino, e con il professor Giulio Cesare Trabacchi, che aveva prestato il grammo di radio utilizzato dai “ragazzi” per i loro esperimenti coronati da successo.
Per quanto possa apparire incredibile, il momento clou fu quando nell’acqua della fontanella con i pesci rossi del cortile dell’istituto di via Panisperna quei giovanissimi geni immersero il grammo di radio, che emette neutroni, e un piccolo cilindro d’argento: ebbero infatti la conferma che l’idrogeno, costituente dell’acqua insieme con l’ossigeno, rallenta significativamente i neutroni, particolare questo alla base sia delle centrali atomiche, che producono corrente elettrica, sia della reazione a catena che fa esplodere gli ordigni nucleari A, H ed N. “Ma mi spaventate i pesci…”, protestò l’ignaro custode dell’istituto.
Parentesi. Specifichiamo che la bomba A, detta a fissione, cioè a frantumazione, è quella che esplode perché mettendo assieme una massa critica, tra i 15 e i 25 chili, di uranio 235, molto più instabile dell’uranio 238, i suoi atomi si frantumano liberando una enorme quantità di energia: provocando così l’apocalittica esplosione della bomba, oltre a radiazioni mortali e durature.
La bomba H, detta anche bomba all’idrogeno, donde il nome H, contrariamente alla A è detta a fusione ed è ancora più potente perché usa una bomba A come innesco! Esplodendo, la A con la sua temperatura di qualche milione di gradi provoca la fusione degli atomi di idrogeno, contenuto sotto forma di pochi chili del suo isotopo pesante deuterio, scatenando una esplosione molto più potente di quella delle A, oltre a radiazioni ancora più letali e durature. La bomba N, detta anche bomba a neutroni donde il nome N, infine è una bomba H più piccola priva del rivestimento esterno che assorbe i neutroni.
Oltre all’esplosione, si scatena una terribile ondata di neutroni che uccidono esseri viventi anche penetrano facilmente corazze di carri armati o di cemento. La N ha il vantaggio di una radiazione letale molto più breve, motivo per cui permette il riutilizzo da parte del vincitore delle infrastrutture e immobili del Paese sconfitto.
L’inventore sia della H che della N è il fisico statunitense ebreo Edward Teller. Non essendo state usate, almeno per ora, in guerra ed essendo comunque Teller passato a miglior vita, il loro inventore a differenza di Fermi&C non ha fatto causa al governo USA e non ha quindi incassato neppure un dollaro. Inoltre il suo piano di difesa dai missili eventualmente lanciati dall’allora esistente Unione Sovietica, piano detto Scudo Spaziale o anche Guerre Stellari, è rimasto sulla carta, il governo USA ha infine deciso di non adottarlo. Il piano prevedeva il lancio di navette spaziali con a bordo una atomica ciascuna e rivestite di barre di rame speciale, navette che fatte esplodere al momento opportuno sprigionavano ognuna una quantità enorme di laser a raggi X tale da distruggere anche a migliaia di chilometri di distanza eventuali missili sovietici dotati di ordigni. Chiusa la parentesi.
Una volta esteso il brevetto anche all’estero, un italiano emigrato negli Usa ed ex allievo di Fermi, Gabriello Giannini, in cambio di una quota degli eventuali proventi si offrì di cercare industrie interessate allo sfruttamento del brevetto, cioè all’utilizzo della possibilità di rallentare i neutroni, e una società olandese, la Philips, anticipò le spese. Giannini si diede molto da fare, ma non combinò nulla. L’unico utilizzo fu quello del primo piccolo reattore atomico che riuscì a ottenere una reazione a catena controllata grazie soprattutto al lavoro di Fermi, emigrato negli Usa con la moglie ebrea a causa delle leggi razziali imposte dal fascismo. Il reattore faceva parte del gigantesco “progetto Manhattan” approvato dal governo Usa per produrre le prime bombe atomiche. E alla base di tale produzione c’era il brevetto numero 324458, registrato il 26 ottobre 1935 a Roma presso lo Studio Laboccetta.
Un bel giorno, a guerra finita, il parlamento americano approva la legge che riconosce il diritto al risarcimento per i cittadini titolari di invenzioni espropriate dal governo per utilizzarle liberamente in guerra. Oltretutto, tra i fisici al lavoro per la bomba atomica Usa c’era anche Segrè, a Los Alamos, nel cui deserto verrà fatto esplodere in via sperimentale il primo ordigno A. E c’è Pontecorvo che ha contribuito dal Canada e dall’Inghilterra.
Approvata la legge, Giannini chiede allo Stato americano 10 milioni di dollari come “giusto compenso”. Inutile il tentativo del governo Usa di sollevare il conflitto d’interessi nei confronti di Fermi perché membro anche del Comitato Consultivo della Commissione Atomica Statunitense. È infatti semplicemente ridicolo affermare che può avere spinto per la realizzazione dell’atomica per il proprio lucro personale.
Alla fine il governo pagherà come “giusto compenso” per l’esproprio 400.000 dollari. Da dividere con una persona in meno: Pontecorvo infatti nel ’50 è scomparso, emigrato clandestinamente in Unione Sovietica per evitare ci fosse uno Stato col monopolio delle bombe atomiche, che avrebbe potuto così ricattare non solo Mosca, ma il mondo intero. Era scomparso già nel ‘38, forse suicida o forse in un convento, anche Ettore Majorana, il più geniale tra tutti i ragazzi di via Panisperna, ma assolutamente non interessato a guadagni né a onori di sorta dato il suo carattere molto chiuso e un po’ asociale, tant’è che non volle figurare tra i titolari dello storico brevetto.
Risultato: “Detratte le spese, comprese quelle degli avvocati, ognuno di noi ricevette 24.000 dollari”, ha precisato a suo tempo Segrè. Cifra equivalente a qualche centinaio di migliaia di euro oggi.