Sangue infetto ed epatite C, un milione e mezzo di euro in risarcimento per una trasfusione di 50 anni fa (foto Ansa-Blitzquotidiano)
Era il 1978 quando scoppiò il clamoroso caso nazionale di trasfusioni di sangue infetto: ora, a distanza di quasi 50 anni, a una donna che in quel periodo ricorse a un’operazione chirurgica seguita da un ciclo di multitrasfusioni, è stato riconusciuto l’impatto devastante che quel sangue guasto ebbe sulla sua esistenza. Insieme a un congruo riconoscimento.
La signora, vittima di questo caso di malasanità, è deceduta nel 2018 a 65 anni, dopo aver contratto l’epatite C e dopo aver sviluppato, in sequenza, una cirrosi epatica e un tumore.
Il primo intervento avvenne in un ospedale di Massa, una operazione al cuore. Come da prassi dovette sottoporsi in seguito a un ciclo di multitrasfusioni. Non un periodo fortunato per sottoporsi a delle trasfusioni: venne fuori che molte sacche di sangue e plasma non erano state ben controllate.
Per esempio erano state contaminate dal virus dell’Hiv. Dopo quasi 50 anni questa grave negligenza ha portato un tribunale a stabilire, a vantaggio dei parenti eredi della signora, un risarcimento di un milione e mezzo di euro a carico del Ministero della Salute.