Scontro totale sui medici di famiglia: “Riforma disastrosa, pronti allo sciopero se il governo non torna indietro” (foto ANSA) - Blitz quotidiano
La proposta del governo guidato da Giorgia Meloni sui medici di famiglia ha acceso un forte scontro con la categoria. La Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) ha infatti espresso una dura opposizione, chiedendo un passo indietro al ministro della Salute Orazio Schillaci.
Secondo il sindacato, il metodo scelto per introdurre la riforma è inaccettabile: “La riforma in primis va criticata per quanto concerne il metodo: non si può imporre un’idea di contrattualità con un decreto-legge. Si tratta di un attacco rivolto prima di tutto al cittadino, con un passaggio che non viene inserito in alcuna cornice di confronto”.
Il timore principale riguarda il futuro ruolo del medico di base. Carlo Curatola, esponente Fimmg, parla apertamente di una trasformazione negativa: “Il medico di famiglia non sarà più un punto di riferimento”.
Secondo il sindacato, la riforma rischia di introdurre una figura “a turni”, meno stabile e meno conosciuta dai pazienti. “Chiediamoci piuttosto quali sono le conseguenze per i cittadini nel caso in cui il medico di famiglia sarà un turnista che lavorerà a ore. Come reagirà difronte allo smarrimento rispetto a un punto di riferimento?”, sottolinea Curatola. Il problema principale sarebbe la perdita del rapporto diretto e continuativo tra medico e paziente.
Le criticità, secondo i medici, colpirebbero soprattutto i pazienti fragili e cronici. La mancanza di continuità assistenziale potrebbe rallentare diagnosi e cure. “Attualmente il medico di famiglia ha la capacità di ridurli perché è forte della conoscenza della storia clinica e costruisce una cartella clinica negli anni di assistenza”, spiega Curatola.
Il sindacato avverte anche un possibile impatto sulle liste d’attesa: la perdita di un riferimento stabile potrebbe aumentare gli accessi impropri ai pronto soccorso e ai servizi specialistici, aggravando ulteriormente un sistema già sotto pressione.
La Fimmg ha già avviato i primi passi della mobilitazione. “Nel caso di controversia nazionale il ministero del Lavoro entro un termine di tre giorni lavorativi può convocare le parti di controversia”, spiega il sindacato.
Se non arriveranno risposte, la protesta potrebbe crescere rapidamente: “Si tratta dell’inizio di una serie di iniziative cadenzate nel tempo… e in assenza di risposte concrete porteranno allo sciopero dei medici di famiglia. E noi siamo pronti a questo”, afferma Curatola. La categoria avverte quindi il governo: senza modifiche alla riforma, lo scontro è destinato a intensificarsi.