Scoperti centinaia di conti legati ai nazisti presso Credit Suisse, si riapre il caso dei patrimoni nascosti (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Per anni si è ritenuto che la vicenda dei conti riconducibili al nazismo nelle banche svizzere fosse stata chiusa con gli accordi degli anni Novanta. Una nuova indagine, però, rimette tutto in discussione. Sono 890 i rapporti bancari finora sconosciuti emersi presso Credit Suisse, oggi confluita in Ubs.
A rendere pubblica la scoperta, durante un’audizione al Senato statunitense, è stato il senatore repubblicano Chuck Grassley, scrive il New York Times. I conti risulterebbero collegati non solo a singoli individui, ma a strutture centrali dell’apparato economico del Terzo Reich, incluse entità statali e aziende coinvolte nello sforzo bellico. Le cifre non sono state rese note, ma il punto cruciale è un altro: parte di questi rapporti non sarebbe mai stata comunicata alle commissioni d’inchiesta che negli anni Novanta portarono al maxi accordo con i sopravvissuti alla Shoah. Un elemento che fa vacillare l’idea di una ricostruzione già completa.
Le rivelazioni si inseriscono in un filone già aperto da precedenti inchieste giornalistiche. Già in passato Credit Suisse era finita sotto pressione per presunte omissioni su archivi interni e liste di clienti segnalati come sensibili, tra cui un elenco con la dicitura “American blacklist” e rapporti attribuiti a figure legate alle SS.
Figura chiave è l’avvocato americano Neil Barofsky, incaricato di analizzare documentazione rimasta ai margini delle verifiche ufficiali del passato. Oggi Barofsky è tornato a occuparsi del dossier su mandato di Ubs, dopo la fusione d’emergenza che nel 2023 ha evitato il collasso di Credit Suisse. I primi riscontri sembrano rafforzare l’ipotesi che la rete finanziaria connessa all’apparato nazista fosse più estesa di quanto finora accertato.
Le testimonianze emerse parlano non solo di conti “dormienti”, ma di circuiti finanziari che avrebbero accompagnato flussi di denaro sottratti a famiglie ebree e diretti verso soggetti legati al regime, anche nel dopoguerra. È riaffiorato inoltre il tema delle vie di fuga dei gerarchi nazisti verso il Sud America, le cosiddette ratlines, in un intreccio tra finanza e logistica.
Ubs ha espresso “profondo rammarico” per questo capitolo della storia bancaria svizzera e ha promesso collaborazione, pur tra tensioni con i legislatori americani su tempi e completezza della documentazione. Il precedente dell’accordo miliardario del 1998, considerato all’epoca una chiusura definitiva, torna ora sotto una luce diversa. Ogni nuovo fascicolo riapre interrogativi sulla reale ampiezza delle responsabilità e sulle zone d’ombra di una neutralità svizzera che, sul piano economico, non fu mai priva di ambiguità.