Cronaca

Scuola, presidi pagati quasi tre volte i prof: l’Italia prima in Europa per il divario salariale

I dirigenti scolastici italiani guadagnano quasi tre volte più degli insegnanti delle scuole medie. È quanto emerge dal rapporto Eurydice, la rete europea che analizza i sistemi educativi di 37 Paesi, prendendo in esame le retribuzioni dell’anno scolastico 2024/2025.

Secondo i dati raccolti, i docenti italiani della scuola secondaria di primo grado percepiscono mediamente circa 34.000 euro lordi annui, mentre gli stipendi dei dirigenti scolastici arrivano a circa 98.000 euro. Il confronto, elaborato utilizzando gli standard di potere d’acquisto (PPS), colloca l’Italia al primo posto in Europa per la distanza retributiva tra presidi e insegnanti.

Francia e Spagna, differenze salariali più contenute

Negli altri principali Paesi europei il divario tra le retribuzioni dei dirigenti scolastici e quelle dei docenti risulta meno marcato. In Francia, un preside guadagna circa 68.055 euro lordi annui, contro i 46.778 euro di un insegnante: una differenza di circa il 45%.

In Spagna, invece, gli stipendi dei dirigenti scolastici variano in base alla fase della carriera e oscillano tra circa 51.000 e 69.000 euro annui. Un docente con dieci anni di servizio percepisce invece circa 42.768 euro lordi. Numeri che evidenziano una distanza retributiva significativa, ma inferiore a quella registrata in Italia.

Aumenti e inflazione: gli insegnanti perdono potere d’acquisto

Le associazioni di categoria, a partire dall’Associazione nazionale presidi (Anp), chiedono da tempo un ulteriore adeguamento degli stipendi dei dirigenti scolastici rispetto al resto della dirigenza pubblica. L’obiettivo di un progressivo riallineamento retributivo è stato richiamato anche nel recente decreto scuola.

Il rapporto Eurydice evidenzia inoltre differenze importanti nell’andamento degli stipendi tra il 2020/2021 e il 2024/2025. In questo periodo, le retribuzioni dei dirigenti scolastici italiani sono aumentate del 30%, mentre quelle degli insegnanti delle scuole medie sono cresciute soltanto del 7%.

Considerando un’inflazione complessiva stimata dall’Istat intorno al 16%, emerge una differenza sostanziale: gli aumenti dei dirigenti hanno superato il rincaro del costo della vita, mentre quelli dei docenti non sono stati sufficienti a compensarlo. Il risultato è una perdita di potere d’acquisto per gli insegnanti, che alimenta il dibattito sulle retribuzioni e sul riconoscimento economico del lavoro svolto nella scuola.

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Filippo Limoncelli