Cronaca

Sospesa per malattia, il tribunale le dà ragione: sanzione ridotta e stipendi restituiti dopo il caso all’ospedale di Parma

Dipendente sospesa senza stipendio vince causa: il tribunale riduce la sanzione e riconosce arretrati dopo malattia e contestazioni lavorative.

Una dipendente amministrativa dell’ospedale di Parma era stata sospesa nel 2024 per sei mesi senza stipendio, a seguito di un provvedimento disciplinare legato a un periodo di malattia per infortunio alle gambe. Durante l’assenza, la donna era stata sorpresa a frequentare la mensa aziendale e ad arbitrare alcune partite di pallavolo.

L’azienda sanitaria aveva ritenuto queste attività incompatibili con lo stato di malattia, decidendo quindi per una sanzione severa: sospensione dal servizio e stop totale alla retribuzione per sei mesi. Una decisione che ha avuto pesanti conseguenze economiche per la lavoratrice, spingendola a ricorrere al tribunale.

La decisione del tribunale: sanzione ridotta e stipendi restituiti

Nei giorni scorsi, il tribunale di Parma ha ribaltato in gran parte la decisione dell’azienda, riducendo la sospensione da sei mesi a soli dieci giorni. Il giudice Matteo Moresco ha stabilito che le condotte contestate, pur essendo effettivamente avvenute, erano di lieve entità.

Per quanto riguarda la mensa, è emerso che la dipendente aveva pranzato sette volte durante la malattia, causando un danno economico stimato in circa 40 euro. Anche l’attività di arbitro sportivo è stata valutata come potenzialmente in grado di rallentare la guarigione, ma non in misura tale da giustificare una sanzione così pesante.

Alla luce di queste considerazioni, il tribunale ha disposto la restituzione degli stipendi non percepiti, a partire dall’undicesimo giorno fino al termine dei sei mesi originariamente previsti, oltre agli interessi.

Violazioni lievi: perché la sospensione è stata annullata

Secondo il giudice, le azioni della dipendente rappresentano violazioni dei doveri comportamentali, ma non hanno causato un danno grave né un disservizio rilevante per l’ente sanitario. In particolare, l’accesso alla mensa aziendale e l’attività sportiva sono stati considerati comportamenti non compatibili con la malattia, ma comunque di entità limitata.

Per questo motivo, la sanzione iniziale è stata ritenuta sproporzionata. La sentenza ha quindi ristabilito un equilibrio tra infrazione e punizione, riconoscendo il diritto della lavoratrice a recuperare gran parte delle somme perse.

 

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Filippo Limoncelli