Cronaca

Spiaggia Mondello, sospesa la revoca della concessione se no scoppia la guerra civile. “Ne cives ad arma ruant”

I fatti di Mondello insegnano che si fa presto ad annunciare la revoca di una concessione balneare, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare di Palermo, e la sua rinomata spiaggia. Se poi si approssima la felice stagione delle solari gesta, la spiaggia gestita dal consorzio italo-belga non può chiudere, ti immagini, si scatenerebbe il finimondo: una questione di ordine pubblico.

Ribaltata la sentenza del Tar Sicilia

Motivo per cui il giudice amministrativo d’appello ha accolto il ricorso della immobiliare Italo-belga, ribaltando la sentenza del Tar Sicilia che nei giorni scorsi aveva respinto la richiesta della società di far annullare il decreto di decadenza della concessione demaniale per la gestione di buona parte della spiaggia, firmato dall’assessorato regionale al Territorio e ambiente.

Spiaggia Mondello, sospesa la revoca della concessione se no scoppia la guerra civile. “Ne cives ad arma ruant” (foto Ansa-Blitzquotidiano)

Parliamo dell’ultimo colpo di scena di un caso che è esploso a luglio dell’anno scorso, quando l’ex Iena e deputato regionale Ismaele La Vardera, assieme al presidente di +Europa Matteo Hallissey, aveva tentato di piazzare un ombrellone in un tratto della spiaggia gestito dalla Italo-belga da 107 anni.

I familiari del boss

Dopo quel parapiglia col personale, ripreso dalle telecamere, è emerso che la società affidava alcuni servizi alla Gm Edil – colpita poi da una interdittiva antimafia della Prefettura – e che nella Italo-belga lavoravano familiari del boss mafioso Bartolo Genova, scoperta che portò al commissariamento della società.

Per il giudice d’appello esiste un pericolo “concreto” di tenuta dell’ordine e la sicurezza pubblica per via dell’incertezza che aleggia sulla gestione del tratto demaniale, attorno alla quale si sta combattendo una battaglia legale a colpi di ricorsi amministrativi.

Abbastanza apocalittico il futuro prossimo disegnato dal  Consiglio di giustizia amministrativo con abbondante utilizzo di latinorum: senza il vecchio concessionario si paventa lo scatenarsi di orde di spiaggianti traditi, folle correre gli uni contro altri armati, una guerra civile a causa del ratto dell’amato bagnoasciuga.

“Ne cives ad arma ruant”

Viene richiamato il principio giuridico del “periculum in mora” (pericolo nel ritardo), “non solo e non tanto per la società ricorrente quanto soprattutto per l’intera collettività, di entità tale da sovrastare, limitatamente ai prossimi mesi di maggio, giugno, luglio, agosto e settembre, qualsiasi considerazione afferente al fumus boni iuris”, ovvero alla probabile fondatezza o apparenza del diritto vantato.

Tanto che, per il Cga, “la delibazione risulta in ultima analisi ampiamente recessiva rispetto alla primaria esigenza di preservare un contesto di ordinata gestione del principale sito estivo della città di Palermo”. E citando un’altra locuzione giuridica latina, il Cga chiosa: “Ne cives ad arma ruant”, ossia affinché i cittadini non corrano alle armi.

Il Cga ha fissato al 14 maggio la camera di consiglio per la trattazione collegiale della domanda cautelare. Sarà un giudice monocratico a mettere la parola fine quando mancano poche settimane all’inizio della stagione balneare.

“Concreto pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica”

Nella sentenza pubblicata oggi, il presidente del Cga scrive che “l’imminenza della stagione estiva sia idonea a creare – in considerazione dell’enorme massa di persone che in tale periodo usualmente tende a riversarsi sulla spiaggia di Mondello – situazioni che, ove non gestite ordinatamente da alcuno, potrebbero dar luogo a concreto pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica”.

La sentenza si abbatte sul percorso, su cui già pende tra l’altro un ricorso al Tar Sicilia, che aveva intrapreso l’assessore al Territorio Giusi Savarino (FdI) che dopo lo stop alla Italo-belga aveva emesso bandi brevi per l’affidamento della durata di tre mesi dei lotti di spiaggia.

La Regione si costituirà tempestivamente in giudizio facendo valere le proprie ragioni, attendendo gli esiti del contenzioso ai quali si adeguerà.

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Amedeo Vinciguerra