Cronaca

Sudafrica, la xenofobia dilaga: ultimatum illegali e caccia allo straniero, migranti africani in fuga

La polizia sudafricana ha aperto un’indagine per omicidio dopo la morte di un cittadino straniero a Pietermaritzburg, in un contesto di crescente tensione xenofoba che sta spingendo migliaia di migranti a lasciare il Paese.

La folla lincia un migrante malawiano

Secondo le autorità, l’uomo sarebbe stato aggredito da una folla venerdì scorso nella città della provincia di KwaZulu-Natal. Dopo l’attacco si sarebbe rifugiato in un insediamento informale, per poi cadere in un fiume, dove è stato trovato senza vita con ferite alla testa e al volto. Fonti locali indicano che la vittima sarebbe un cittadino del Malawi.

Sudafrica, la xenofobia dilaga: ultimatum illegali e caccia allo straniero, migranti africani in fuga (foto Ansa-Blitzquotidiano)

Intanto centinaia di cittadini malawiani si sono radunati a Pietermaritzburg chiedendo di essere rimpatriati per timore di attacchi xenofobi. Una forte presenza di polizia è dispiegata nell’area.

Da settimane il Sudafrica, la principale economia del continente, è scosso da proteste contro i migranti irregolari, talvolta sfociate in violenze. Gruppi di cittadini sudafricani hanno lanciato un ultimatum, privo di base legale, chiedendo agli stranieri senza documenti di lasciare il Paese entro il 30 giugno.

Attacchi mirati alle comuntà straniere

La scadenza ha portato a partenze di massa: migliaia di persone provenienti da Malawi, Nigeria, Ghana e Mozambico stanno cercando di rientrare nei rispettivi Paesi o di ottenere assistenza per essere rimpatriati dai propri governi.

Secondo i media locali, le proteste, inizialmente pacifiche, sono degenerate in alcuni casi in scontri e attacchi mirati contro comunità straniere, in diverse provincie del Paese.

Il governo sudafricano ha ribadito che l’applicazione delle leggi sull’immigrazione compete esclusivamente allo Stato, invitando a evitare azioni di vigilantes.

Le recenti tensioni arrivano a pochi mesi dalle elezioni amministrative del 4 novembre e riaccendono lo spettro delle violenze xenofobe che hanno segnato più volte il Paese.

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Amedeo Vinciguerra