Truffa dei lingotti d’oro, la Cassazione respinge i ricorsi: cosa rischiano ora i risparmiatori (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Diventa ancora più complessa la situazione per migliaia di investitori coinvolti nella truffa dei lingotti d’oro, tra cui 185 trentini e 111 altoatesini. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dalla Procura generale di Milano e da alcune parti civili contro i patteggiamenti di cinque imputati coinvolti nel primo filone dell’inchiesta.
Le pene concordate erano comprese tra 2 anni e 11 mesi e 3 anni e 10 mesi per i reati di associazione per delinquere e abusivismo finanziario. I patteggiamenti erano stati ratificati lo scorso febbraio dal giudice per le indagini preliminari, ma la Procura generale ne aveva contestato l’ammissione.
La Quinta Sezione penale della Suprema Corte ha però respinto i ricorsi. I patteggiamenti sono quindi diventati definitivi, come confermato dai legali che assistono alcuni dei risparmiatori coinvolti.
Per gli investitori, però, la conclusione del primo procedimento non significa la fine della vicenda. Secondo le ricostruzioni dell’inchiesta, il sistema avrebbe movimentato oltre 89 milioni di euro, coinvolgendo centinaia di risparmiatori.
Tra le vittime ci sono persone che avrebbero investito la pensione o i risparmi accumulati nel corso di una vita. Nel procedimento sono stati confiscati circa sei milioni di euro, mentre altri due milioni sarebbero stati recuperati attraverso somme presenti su conti bancari.
A queste risorse si aggiunge il valore dell’oro sequestrato dagli investigatori e successivamente destinato alla vendita. Si tratta comunque di cifre molto inferiori rispetto all’ammontare complessivo delle somme che gli investitori sostengono di aver perso.
Resta infatti aperto un altro procedimento giudiziario nei confronti di due persone indicate dall’accusa come i presunti vertici dell’organizzazione. I due dovranno difendersi davanti al Tribunale di Milano, mentre numerosi risparmiatori si sono costituiti parte civile.
Secondo l’accusa, sarebbe stato promosso l’acquisto di lingotti d’oro senza le necessarie autorizzazioni. Il meccanismo sarebbe emerso dopo la denuncia di due donne milanesi che, durante una vacanza a Ortisei nel 2023, sarebbero state avvicinate da una conoscente.
Alle due donne sarebbe stato proposto di acquistare lingotti d’oro, con la promessa che il metallo prezioso sarebbe stato successivamente reinvestito dalla società nella compravendita di prodotti destinati al settore ospedaliero. Le due avrebbero perso circa 30 mila euro.
Agli investitori veniva prospettato un rendimento mensile del 4%, oltre a un sistema di premi destinato a incentivare la fidelizzazione e il coinvolgimento di nuovi clienti. Un meccanismo che gli inquirenti hanno ricondotto al cosiddetto schema Ponzi.