Cronaca

Ultima petroliera di cherosene dal Golfo Persico: l’Europa rischia carenze e voli cancellati quest’estate

La petroliera Rong Lin Wan, lunga 250 metri, costeggia in questi giorni l’Africa occidentale. Secondo Marine Traffic, arriverà al porto di Rotterdam il 9 aprile, segnando l’ultima spedizione di cherosene diretto dal Golfo Persico verso l’Europa. Partita il 26 febbraio da Mina Al Ahmadi (Kuwait) con destinazione iniziale Malta, la nave ha attraversato lo Stretto di Hormuz prima del blocco imposto dall’Iran.

Dopo questa spedizione, l’Europa non riceverà più jet fuel dal Medio Oriente, suscitando preoccupazioni tra le compagnie aeree europee. Gli esperti prevedono che già da fine aprile e inizio maggio le scorte europee di cherosene possano ridursi della metà, con possibili ritardi nelle operazioni di manutenzione delle raffinerie.

Impatto sulle compagnie aeree e importazioni alternative

Circa metà del cherosene europeo proviene da raffinerie situate nello Stretto di Hormuz, mentre una parte minore arriva da India, Stati Uniti e Africa occidentale. Tuttavia, le forniture alternative non sono sufficienti a colmare il fabbisogno.

In Italia, ad esempio, la produzione locale di jet fuel copre meno della metà dei consumi quotidiani, mentre Polonia, Grecia, Spagna e Portogallo dipendono per oltre il 70% dalle importazioni. Le restrizioni ambientali e le sanzioni alla Russia hanno inoltre ridotto la disponibilità di cherosene a basso costo e aumentato il ricorso ai biocarburanti, più costosi e ancora insufficienti.

Scorte in calo e conseguenze sui prezzi

Secondo Vortexa, l’import europeo di jet fuel è sceso a 420 mila barili al giorno, il livello più basso dal marzo 2022. Gli hub petroliferi di Amsterdam-Rotterdam-Anversa presentano scorte già inferiori alla media stagionale. Il mercato registra forti oscillazioni a causa delle limitazioni alle esportazioni imposte da Corea del Sud e Cina.

Il prezzo del cherosene ha superato i 1.800 dollari a tonnellata, più del doppio rispetto a febbraio, mentre il cosiddetto “crack spread”, il margine di raffinazione, grava interamente sui vettori, aumentando i costi operativi delle compagnie aeree.

Scenari estivi e possibili tagli ai voli

L’incertezza sulle forniture preoccupa soprattutto per il periodo estivo, quando la domanda è più alta. Se lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso, centinaia di aerei potrebbero essere messi a terra, con migliaia di voli cancellati. Le compagnie, come Ryanair e Lufthansa, stanno già predisponendo piani di emergenza, valutando tagli ai collegamenti più frequenti e lunghi.

Tuttavia, secondo ACI Europe, la maggior parte degli aeroporti europei mantiene scorte nella norma, e non è previsto un rischio immediato di carenze sistemiche. Restano comunque incertezze sulle capacità di raffinazione e distribuzione nei prossimi mesi.

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Filippo Limoncelli