Youssef Siher, Giuliano Ferrara: “Ha una faccia da schiaffi, ma non più di questo” (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Il caso di Youssef Siher, 30enne italiano di origini marocchine coinvolto nell’inchiesta milanese sugli scontri e le devastazioni del 17 ottobre, ha aperto un dibattito che attraversa ambienti culturali e politici differenti. Al centro della discussione ci sono le accuse rivolte al giovane, indicato dagli inquirenti come amministratore di un canale social, e la necessità di distinguere le responsabilità penali dalle opinioni espresse online.
Tra le voci intervenute c’è Luigi Manconi, che ha criticato il trattamento mediatico riservato a Siher, pur riconoscendo la gravità di alcune sue dichiarazioni. “Questo Youssef Siher sarà pure affetto da narcisismo e da estremismo islamista, e le sue affermazioni sulla strage del 7 ottobre sono francamente orribili: ma al presente e al netto di quanto eventualmente potrà emergere da indagini successive, risulta bersaglio di un trattamento mediatico che offende tutti i principi e le regole di uno Stato di diritto, e tutti i principi e le regole di un garantismo penale».
Anche Giuliano Ferrara, sul Foglio, ha invitato alla cautela nel valutare il ruolo attribuito al giovane: “Alla fine non c’è da stare così sicuri che questo Youssef Siher sia la primula Pal o il super fratello musulmano, insomma lo stratega da sogno che sa come usare Telegram. Ce ne saranno un paio di milioni così esperti, sospetto, da farsi incastrare come ideatori e organizzatori social della rivoluzione delle Adidas e dei saccheggi. Siher ha una faccia da schiaffi, forse, ma non più di questo”.
Nel dibattito è intervenuto anche Marco Travaglio, che ha espresso perplessità sulla qualificazione delle accuse, pur dichiarando la propria opposizione a chi danneggia beni e incita alla violenza. “Leggendo le accuse a Youssef Siher, ex stagista del nostro sito e ricercatore dell’Ispi, ci sorge qualche interrogativo. Terrorismo è un concetto piuttosto elastico, già appioppato a Mazzini e ai partigiani”.
Fabrizio Cicchitto e Tiziana Maiolo hanno invece richiamato l’attenzione sul rischio di trasformare figure controverse in simboli da combattere senza un’adeguata valutazione delle responsabilità individuali: “Stiamo attenti, dopo il fallimento della politica sui “cattivi maestri”, a non crearne di nuovi, anche se fossero solo cattivi maestrini”.
Ferrara ha inoltre sollevato dubbi sull’effettiva capacità di un eventuale provvedimento restrittivo di prevenire nuove violenze: “Non so se messo in gabbia un tipetto come Siher possiamo ottenere la garanzia che gli adolescenti inquieti del 17 ottobre, emuli dei liceali parigini e dei casseur di tutta la Francia, per i prossimi weekend se ne staranno tranquilli a casa in mancanza di Telegram”.
Manconi ha infine ribadito un principio fondamentale del diritto penale: “Una delle maggiori conquiste dei sistemi liberaldemocratici è stata proprio quella di sostituire al diritto penale delle intenzioni i diritto penale del fatto”.