Cronaca

Yuca, l’app francese che boccia i prodotti alimentari italiani perché “rischiosi per la salute”

Yuka è un’applicazione francese lanciata nel 2020 e che oggi conta circa 80 milioni di utenti in tutto il mondo. L’applicazione ha lo scopo di valutare l’impatto sulla salute di alimenti e cosmetici, tramite la scansione del codice a barre delle singole confezioni. Per il cibo viene assegnato un punteggio che si basa sul calcolo di grassi, sale e zuccheri su porzioni standard da 100 grammi. Nonostante il successo ottenuto in tutto il mondo (8 milioni di download solo in Italia) l’app non è stata approvata da nessuna autorità sanitaria, né a livello nazionale né europeo.

A quanto pare, nonostante i propositi “genuini” dell’applicazione, basati sul fornire informazioni più o meno dettagliate riguardo all’impatto sulla salute dei singoli alimenti, l’app non sembra tenere conto delle quantità che vengono effettivamente consumate né del contesto complessivo. Yuca, infatti, non valuta il regime alimentare, l’attività fisica e le specifiche caratteristiche dei suoi utenti. Questo sistema, secondo alcune analisi, pare penalizzare il cibo italiano: la Mortadella Bologna Igp, per esempio, ha ricevuto un punteggio di 0 su 100, la Bresaola della Valtellina Igp si è fermata a 7, mentre il Prosciutto di Parma ha ottenuto 31 come voto complessivo, giudicato dall’app eccessivamente ricco di sale e grassi.

Yuca e i voti al cibo italiano: le reazioni

Come riportato dal Corriere della Sera, il presidente della Commissione Agricoltura della Camera, Mirco Carloni, ha presentato un’interrogazione ai ministri competenti: “Sono state molte in questi giorni le filiere produttive che mi hanno espresso preoccupazioni e timori verso l’utilizzo dell’app francese Yuka, strumento pericoloso, fuorviante e antiscientifico che non fornisce ai consumatori gli adeguati strumenti conoscitivi”. Critica anche la posizione di Confagricoltura: “Un’app francese ripropone la valutazione del cibo con uno schema simile al Nutriscore. Noi continuiamo a opporci, chiedendo una comunicazione chiara e trasparente al consumatore”. Si fa riferimento al sistema di etichettatura a semaforo di Nutriscore, che classifica gli alimenti dalla A verde alla E rossa in base al loro profilo nutrizionale. Già nel 2022 l’Autorità aveva riconosciuto i limiti di questo sistema, ritenuto fuorviante.

Sulla questione è intervenuto anche Raffaele Drei, presidente di Confcooperative Fedagri: “L’alimentazione è una scienza, ma si rischia di essere guidati da una semplice lettura di un voto dato in modo del tutto parziale. L’app rischia sempre più di condizionare le scelte di acquisto, soprattutto tra i più giovani. Affidarsi a strumenti non debitamente autorizzati può produrre risultanze superficiali e fuorvianti. Il rischio è duplice: banalizzare l’analisi del prodotto e penalizzare produzioni agroalimentari di assoluta qualità che, se consumate nelle giuste quantità, possono a buon diritto essere parte integrante di una dieta equilibrata”.

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Giuseppe Avico