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Il credito all’economia italiana ha dimostrato una buona tenuta anche nel contesto di incertezza legato alle tensioni geopolitiche e alla guerra all’Iran, registrando una crescita dei prestiti a famiglie e imprese che risulta la più elevata dal 2022.
A maggio, tuttavia, si è già iniziato a vedere l’effetto delle attese sulla stretta monetaria della Bce, con un aumento dei tassi di interesse ai massimi da un anno e, nel caso dei mutui, ai livelli più alti degli ultimi due anni. Le prospettive del credito restano strettamente legate alle prossime decisioni della Banca centrale europea, all’andamento dell’inflazione e alla stabilità del quadro geopolitico, ancora condizionato dalle tensioni nell’area dello stretto di Hormuz.
Secondo l’Associazione bancaria italiana, a maggio i prestiti bancari a famiglie e imprese sono cresciuti del 3% su base annua, segnando il ritmo più alto dal novembre 2022 e confermando un trend di miglioramento avviato a inizio 2025. Nel dettaglio, i finanziamenti alle famiglie sono saliti del 2,6%, mentre quelli alle imprese del 3,1%, sostenuti anche dalla solida patrimonializzazione del sistema bancario.
Non si tratta però di un’espansione eccezionale. Come ha osservato il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, “nei mesi scorsi gli impieghi alle imprese sono tornati ad aumentare” ma la dinamica “resta tuttavia contenuta”, anche perché le imprese, grazie a elevata redditività e bassa leva finanziaria, non segnalano particolari difficoltà nell’accesso al credito.
Un ruolo rilevante continua a essere svolto dalle garanzie pubbliche, che coprono oltre un quinto dei prestiti alle imprese, una quota circa tripla rispetto alla media dei principali paesi europei.
Sul fronte dei tassi, la Bce ha portato il livello al 2,25% l’11 giugno, decisione già in parte scontata dal mercato. Il tasso medio sui prestiti resta al 4,04%, mentre quello sui nuovi finanziamenti alle imprese è sceso al 3,51%. I mutui, invece, sono saliti al 3,49%, anticipando ulteriori possibili rialzi o aggiustamenti futuri.