(Foto Ansa)
Il confronto internazionale evidenzia un divario ancora significativo nelle retribuzioni dei laureati, con l’Italia che si colloca su livelli più bassi rispetto ad altri Paesi europei e non solo. Il rapporto di AlmaLaurea fotografa infatti un mercato del lavoro in cui, a un anno dal conseguimento del titolo, i laureati italiani percepiscono in media circa 1.492 euro netti per il primo livello e 1.488 euro per il secondo, contro i circa 1.895 euro e 2.159 euro registrati all’estero. Un divario che si amplia ulteriormente a cinque anni dal titolo, quando le retribuzioni fuori dall’Italia raggiungono in media circa 2.800 euro mensili netti, a fronte dei 1.770–1.847 euro italiani.
Il documento sottolinea come “tale tendenza riporta le retribuzioni reali su valori prossimi a quelli del 2021”, dopo la fase di calo legata all’inflazione, ma evidenzia anche una crescente attenzione dei laureati alla qualità del lavoro. Quasi 7 su 10, infatti, dichiarano di non essere disposti ad accettare impieghi sottopagati, mentre il 66,9% rifiuterebbe retribuzioni inferiori ai 1.500 euro mensili. Secondo il rapporto, questo orientamento riflette “la volontà di chi si laurea di vedere riconosciuto, anche sul piano economico, il proprio investimento in istruzione”.
In parallelo cresce anche la selettività rispetto alla coerenza occupazionale, con un aumento dei rifiuti verso lavori non in linea con il percorso di studi. Tuttavia, il mercato del lavoro italiano continua a mostrare forti disuguaglianze territoriali e di genere, con il Mezzogiorno penalizzato e un gap retributivo a favore degli uomini che può arrivare fino al 17,5% a un anno dal titolo.
Nel complesso, il quadro delineato da AlmaLaurea conferma una dinamica ambivalente: da un lato il miglioramento dei tassi occupazionali e la crescita delle retribuzioni reali, dall’altro una persistente distanza dai livelli internazionali e una struttura del mercato ancora segnata da divari territoriali, di genere e settoriali.