Benzina e diesel in calo, ma il vero rischio è un nuovo boom: cosa può far schizzare di nuovo i prezzi alle stelle (foto ANSA) - Blitz quotidiano
I prezzi di benzina e diesel stanno registrando una lenta ma costante discesa dopo i picchi raggiunti nei primi giorni di aprile. Il massimo è stato toccato giovedì 9 aprile, quando la benzina in modalità self service ha raggiunto una media di 1,792 euro al litro, mentre il gasolio si è attestato a 2,184 euro.
Da quel momento si sono susseguiti sei giorni consecutivi di calo, segnando una inversione di tendenza, seppur contenuta. Mercoledì 15 aprile, secondo i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la benzina è scesa a 1,777 euro al litro e il gasolio a 2,144 euro.
Il calo non è uniforme tra rete ordinaria e autostradale. Sulle autostrade, infatti, la benzina si attesta a 1,810 euro al litro e il diesel a 2,176 euro. In città i ribassi sono leggermente più marcati per il gasolio rispetto alla benzina.
Nel dettaglio, la benzina è scesa di circa 1,5 centesimi al litro, mentre il diesel ha registrato una flessione più significativa di circa 4 centesimi. Tradotto in termini pratici, un pieno da 50 litri di gasolio costa circa due euro in meno rispetto a pochi giorni prima.
Il quadro generale resta però tutt’altro che stabile. Nonostante la flessione dei prezzi, i carburanti rimangono su livelli sensibilmente più alti rispetto al periodo precedente alle tensioni tra Stati Uniti e Iran. La crisi nello scenario mediorientale e le incertezze legate allo Stretto di Hormuz continuano a influenzare i mercati energetici globali.
Il prezzo del greggio Brent, che tra fine marzo e inizio aprile aveva superato i 110 dollari al barile, si è successivamente ridotto attestandosi intorno ai 95 dollari, anche grazie al cessate il fuoco annunciato nelle ultime settimane. Tuttavia, la situazione resta instabile e soggetta a rapide oscillazioni.
Un elemento che incide significativamente sui prezzi finali è il taglio delle accise, attualmente pari a 24,4 centesimi al litro, introdotto dal governo e prorogato fino al 1 maggio. Una misura che ha un impatto economico rilevante, stimato in quasi un miliardo di euro in poco più di un mese.
Nonostante questo, la situazione resta fragile. Se lo Stretto di Hormuz non dovesse essere riaperto entro fine aprile, gli analisti prevedono un possibile nuovo rialzo dei prezzi e persino criticità nell’approvvigionamento, a partire dal cherosene per il trasporto aereo.