Economia

Bisogno di energia: si torna a parlare del nucleare. Presto la legge Quadro e i Decreti

Si fa presto a dire “ormai è inarrestabile il bisogno di energia” come ha detto l’altro giorno a Milano il ministro all’Ambiente e Sicurezza energetica Pichetto Fratin. Si fa presto a dire “Torniamo al nucleare“ come sostiene Chicco Testa con una formidabile giravolta; quando Chicco era presidente di Legambiente (1986) era il più fervente oppositore dell’atomo. D’accordo, erano gli anni di Chernobyl. E quando si votò il secondo referendum sul Nucleare (13 giugno 2011) – il 94% votò contro – era ancora viva la tragedia di Fukushima.

Oltretutto c’era tanto gas russo a basso costo. Ergo, guai a parlare di reattori. Addirittura la Germania spense gli ultimi suoi reattori con la soddisfazione della cancelliera Angela Merkel che aveva bisogno del sostegno dei Verdi. Oggi, oplà, un ripensamento generale (persino in Giappone). È tornato il dibattito sul Nucleare, al grido “e’ indispensabile”. Morale: presto l’Italia varerà la legge quadro e i decreti. Subito dopo “si inizieranno a costruire i piccoli reattori”. Parola di Pichetto Fratin.

Sondaggi favorevoli

La musica è cambiata. I sondaggi sono favorevoli al nucleare per una serie di motivi: la crisi energetica, l’atteggiamento più pacato dell’opinione pubblica, la posizione dei giovani. Un tempo il nucleare era percepito come la tecnologia capitalista al contrario delle rinnovabili. Oggi svolta anche la Germania. In Italia probabilmente entro l’estate si chiude il processo legislativo per arrivare poi, a fine anno, con i Decreti attuativi.

È il caso di ricordare che in questi ultimi anni, mentre Italia e Germania abbandonavano  il nucleare, la Francia con il nucleare ha costruito la sua indipendenza energetica. Risultato: la Francia ha il livello più basso di emissioni di CO2 d’Europa, un decimo della Germania. Di qui il ripensamento degli ex oppositori, il contesto è cambiato: la guerra in Ucraina, il blocco del gas russo, le tensioni intorno allo Stretto di Hormuz.

Sono numerosi i ripensamenti nel mondo ambientalista a cominciare da Patrick Moore, già direttore di Greenpeace; in Italia le posizioni dei contrari all’energia nucleare si concentrano su sicurezza, alti costi e tempi lunghi di costruzione. Comunque (forse) è la volta buona: la storia del nucleare italiano sembra  vicina al traguardo. Una storia nata nel secondo dopoguerra in un contesto di ricostruzione economica e di ricerca di nuove fonti energetiche; poi gli intoppi che conosciamo.

Una storia che si trascina da 80 anni

È dal 1946, subito dopo la guerra, che se ne parla. A Milano i maggiori gruppi industriali si attivarono per sviluppare un progetto nucleare nazionale. Ma gli sforzi furono arginati dagli Stati Uniti che preferirono indirizzare la nostra politica energetica verso il mercato petrolifero statunitense. Dopo le prime centrali, realizzate nei primi anni ‘60, è stata costruita una quarta centrale a Caorso e si è cominciato a costruire la centrale di Montalto di Castro. Tutto finito. Mancava un convinto mandato politico verso questa fonte di energia e la crisi del nucleare italiano è diventata inevitabile. Sono molti i punti interrogativi che rimangono oggi da risolvere ma stavolta si intravede una luce in fondo al tunnel.

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Enrico Pirondini