Economia

Boom degli acquisti online: +72,4% in 5 anni. Ma il 90% delle vendite avviene nei negozi

Il commercio elettronico continua a correre in Italia a un ritmo più che doppio rispetto a quello dei piccoli negozi di prossimità, senza però riuscire a scalzarne il ruolo centrale. Nonostante il boom dell’online, infatti, quasi il 90% delle vendite al dettaglio di prodotti avviene ancora nei punti vendita fisici. A fotografare la situazione è una stima dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, secondo cui “l’e-commerce sta diventando un fenomeno sempre più diffuso, ma non è destinato a cancellare l’attività dei negozi di vicinato”.

Nel 2024 il commercio elettronico ha raggiunto una penetrazione del 13% sul totale del retail, risultato della media tra il 17% dei servizi e l’11% dei prodotti. In termini di valore, gli acquisti B2C online hanno toccato i 58,8 miliardi di euro, di cui 38,2 legati ai prodotti e 20,6 ai servizi. Nei primi dieci mesi del 2025, e-commerce e grande distribuzione hanno segnato una crescita del 2,1% rispetto allo stesso periodo del 2024, mentre i negozi di piccole dimensioni e le vendite fuori dai punti vendita hanno registrato un calo dello 0,7%. Guardando al confronto con il 2019, le vendite online sono aumentate del 72,4%, contro il +16,4% della grande distribuzione e il +2,9% dei negozi di vicinato. A livello territoriale, la quota più alta di residenti che ha acquistato online nel 2024 si registra nella Provincia autonoma di Trento (49,2%), mentre la Calabria chiude la classifica con il 27,6%. In ambito europeo, l’Italia resta sotto la media Ue: solo il 53,6% degli italiani ha effettuato almeno un acquisto online.

“Il commercio fisico mantiene ancora la quota dominante delle vendite e rimane centrale nelle abitudini dei consumatori – rileva la Cgia –. Tuttavia, le esperienze internazionali ci dimostrano che nei Paesi dove la regolazione è molto debole e la pressione fiscale è più alta, il commercio online cresce più rapidamente. Diversamente, dove esiste un tessuto commerciale urbano forte e si sono adottate delle politiche di sostegno, il negozio di vicinato resiste meglio”.

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Francesca Ripoli