Economia

Buoni pasto per i dipendenti pubblici, ipotesi aumento oltre i 7 euro. Sindacati: “Sarebbe un passo in avanti”

Nelle trattative tra sindacati ed enti preposti (L’Aran, l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni), avanza l’ipotesi di un eventuale aumento dei buoni pasto dei dipendenti pubblici oltre i 7 euro. A riportare la notizia è Il Messaggero, il quale ricorda che la soglia è ferma dal 2012, un limite fissato dal governo Monti nell’ambito della spending review. Il quotidiano cita anche un articolo della bozza del contratto dei ministeriali per il triennio 2025-27, da questa settimana sul tavolo della trattativa tra Agenzia per la rappresentanza negoziale delle Pubbliche amministrazioni e sindacati, per i quali questo aumento sarebbe “già un passo in avanti”.

Aumento buoni pasto: la “norma-gancio”

Nell’articolo 33 della bozza del contratto delle Funzioni centrali si legge che “le amministrazioni determinano il valore del buono pasto, in misura non inferiore a 7 euro giornalieri, nei limiti di legge e delle risorse previste nei rispettivi bilanci per tale finalità”. Antonio Naddeo, presidente dell’Aran, ha specificato che si tratta di una “norma-gancio”: per modificare effettivamente il limite sarà comunque necessario un intervento legislativo. “Tra ottobre 2021 e ottobre 2025, i prezzi dei beni alimentari sono aumentati del 24,9 per cento, registrando un incremento di quasi otto punti percentuali superiore a quello dell’indice generale dei prezzi al consumo. Aumentare i buoni pasto non vuol dire solo intervenire su un benefit: è un modo relativamente rapido per proteggere il reddito reale proprio sulla voce di spesa più colpita”, ha commentato il segretario generale di Confsal-UNSA, Massimo Battaglia.

La segretaria generale della Fp Cgil Giordana Pallone ha invece dichiarato: “Stiamo parlando solo di una bozza e di un contratto che deve ancora essere firmato. In legge di Bilancio andranno trovate le coperture per finanziare l’aumento dei buoni pasto perché le amministrazioni da sole non hanno le risorse per farlo”. Marco Carlomagno, segretario generale della Federazione lavoratori pubblici, ha sottolineato: “I dipendenti pubblici a pranzo hanno tutti diritto allo stesso pasto, così invece corriamo il rischio che quelli di un ministero ‘ricco’ mangino di più dei loro colleghi di un ministero ‘povero’. Lo Stato deve farsi carico di questo intervento: abbiamo calcolato che basterebbero 180 milioni di euro per portare i buoni pasto dei dipendenti coinvolti a 10 euro”.

Published by
Giuseppe Avico