Caro benzina: la verità, vi prego, sulle accise mobili e sul "miliardo al mese speso da Draghi" (foto Ansa-Blitzquotidiano)
Aivoglia a parlare di caro benzina e di come intervenire subito per arrestare in qualunque modo l’impennata dei prezzi al distributore, i quali prezzi corrono molto più veloci della guerra lampo dei sogni di Trump e Netanyahu.
Prezzi che corrono molto più rapidi anche dei tempi di reazione a Palazzo Chigi: l’intervento sui carburanti – dice il ministro delle Imprese Adolfo Urso – dovrebbe comunque andare al prossimo Consiglio dei ministri però al momento i dicasteri non sono stati allertati per una riunione in settimana, siamno pur sempre all’ultima di campagna elettorale prima del referendum, ed è chiaro che non se ne parli prima della successiva.
Parole chiave del momento, praticamente una formula propiziatoria ad alto coefficiente di superstizione: accise mobili, quelle utilizzate da Draghi quand’era premier (uno spauracchio a destra anche il solo nominarlo) cioè quel meccanismo automatico che consentirebbe di utilizzare immediatamente il surplus di gettito Iva generato dai rincari per abbassare i prezzi al dettaglio.
In realtà, Meloni e Giorgetti hanno già detto no – l’una glissando l’altro mostrando la borsa vuota -, dicono che al momento procurerebbe, lo strumento, giusto un recupero di pochi spicci.
Nella ricostruzione di Urso, il taglio delle accise deciso da Mario Draghi “costò allo Stato, ai cittadini, circa un miliardo al mese e non raggiunse l’obiettivo: l’inflazione, infatti, continuò a crescere e, peraltro, come certificò l’Ufficio di Bilancio della Camera, i benefici andarono in gran parte ai ceti più abbienti”.
Per Urso l’idea migliore è un super bonus per le famiglie meno abbienti (secondo i parametri Isee). Per le associazioni dei consumatori è il “solito inutile palliativo”. E, a proposito di Draghi, l’Unione nazionale Consumatori gli riconosce un merito che Urso sembra non voler vedere. Draghi, in sostanza, acquistò tempo per rinviare l’escalation dei prezzi difendendo nel mentre il potere d’acquisto del cittadino/consumatore.
“Grazie al taglio di Draghi delle accise scattato il 22 marzo 2022, l’inflazione tendenziale, Indice Nic, che era già salita dal 5,7% di febbraio al 6,5% di marzo (l’Istat faceva le rilevazioni per i carburanti il primo e il decimo giorno lavorativo del mese, quindi prima del calo delle accise del 22 marzo), in aprile diminuì al 6%, il gasolio, che a marzo era volato su base annua del 34,5%, scese in aprile al 23,1% e su base congiunturale crollò del 7,7%, la benzina addirittura si dimezzò, passando dal +26,4% tendenziale di marzo al 13% di aprile, diminuendo sul mese precedente del 9,5%, spiega il presidente Unc Massimiliano Dona.
“Ovvio che se poi le guerre durano anni, inevitabile che prima o poi si inneschi comunque la spirale inflattiva, ma grazie a Draghi si raggiunse il massimo solo nell’ottobre del 2022, ben 8 mesi dopo lo scoppio della guerra, quando l’indice generale Nic arrivò all’11,8%”.
“Se invece la guerra in Iran finirà a fine mese allora si riuscirà ad evitare l’escalation, ma solo ed esclusivamente a condizione che il Governo intervenga oggi, e forse è già tardi per alcuni settori”. Figurarsi dopodomani.