Caro petrolio, aumenta il costo dei voli: le compagnie aeree alzano il prezzo dei biglietti (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Il conflitto in Iran e il blocco dello Stretto di Hormuz stanno provocando un vero e proprio effetto domino sull’economia globale. Dopo l’impennata dei prezzi del petrolio, le conseguenze iniziano a farsi sentire anche nel settore del trasporto aereo.
Lo stretto rappresenta infatti uno dei principali passaggi per il traffico mondiale di petrolio. Il rallentamento dei flussi e le tensioni geopolitiche hanno fatto salire rapidamente il prezzo del greggio, con ricadute immediate sui costi operativi delle compagnie aeree.
Tra le voci di spesa più pesanti per un vettore c’è proprio il carburante. Quando il prezzo del petrolio aumenta, cresce anche il costo del carburante per aerei e questo si traduce spesso in un aumento delle tariffe per i passeggeri. In molti casi le compagnie scelgono di applicare un supplemento carburante sui biglietti, trasferendo parte dell’aumento dei costi direttamente sui clienti.
I dati più recenti mostrano quanto la situazione sia diventata critica per il settore. Il prezzo medio mondiale del carburante per aerei ha raggiunto lunedì i 173,91 dollari al barile, secondo l’indice di riferimento Platts. Si tratta di una cifra quasi doppia rispetto ai livelli registrati a gennaio e addirittura superiore al prezzo del petrolio greggio. Un aumento che pesa in modo significativo sui bilanci delle compagnie aeree.
Il carburante rappresenta infatti circa un quarto del costo operativo totale di un volo. Questo significa che un aumento prolungato del prezzo del petrolio può avere effetti diretti e immediati sui prezzi dei biglietti. Se le quotazioni dovessero rimanere su livelli così elevati, è probabile che altre compagnie aeree decidano di rivedere al rialzo le proprie tariffe nei prossimi mesi.
Alcuni vettori hanno già annunciato misure concrete per affrontare l’aumento dei costi. La compagnia di bandiera di Hong Kong, Cathay Pacific, ha comunicato che raddoppierà il supplemento carburante su gran parte delle rotte operate. L’azienda ha anche pubblicato un elenco dettagliato delle tratte interessate dall’aumento.
Aerolineas Argentinas ha invece annunciato l’introduzione temporanea di un supplemento carburante sui biglietti per voli nazionali e internazionali, con un aumento compreso tra 10 e 50 dollari a tratta. Anche altre compagnie stanno seguendo la stessa strategia. Tra queste figurano Qantas, Air New Zealand e Air India.
Alcune società stanno cercando di limitare l’impatto sui clienti chiedendo interventi alle autorità. Vietnam Airlines, ad esempio, ha domandato al governo di eliminare la tassa ambientale applicata al carburante per aerei.
Fa eccezione il gruppo Iag, proprietario di British Airways. Secondo quanto riferito da un portavoce all’agenzia Reuters, la compagnia non prevede al momento aumenti dei prezzi dei biglietti perché ha già coperto buona parte del proprio fabbisogno di carburante nel breve e medio periodo.
Il caro carburante non è l’unico problema per le compagnie aeree. La crisi in Medio Oriente sta causando anche la chiusura di diverse aree dello spazio aereo nel Golfo. Questo significa che alcune rotte sono diventate temporaneamente impraticabili e che i vettori devono modificare i propri piani operativi, spesso con percorsi più lunghi e costosi.
Un altro settore che rischia forti ripercussioni è quello del trasporto merci. Alcune delle principali compagnie cargo al mondo operano proprio negli hub del Golfo. Qatar Airways ed Emirates, insieme a FedEx e Ups, sono infatti tra i quattro vettori più importanti per volume di merci trasportate. Se aeroporti strategici come Doha e Dubai dovessero restare chiusi per un lungo periodo, le società di spedizione sarebbero costrette a cercare nuovi hub e nuovi vettori.
Una situazione che potrebbe provocare ulteriori aumenti dei prezzi anche nel trasporto delle merci e, di conseguenza, nei costi per le imprese e per i consumatori finali.