Censimento Istat 2026, è obbligatorio: chi non risponde rischia una multa fino a 2mila euro (foto ANSA) - Blitz quotidiano
È partito il Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni 2026, l’indagine annuale dell’Istat che quest’anno coinvolge circa 1,4 milioni di famiglie in 2.529 Comuni italiani. A differenza del passato, il censimento non riguarda l’intera popolazione, ma un campione rappresentativo di famiglie selezionate dall’Istituto.
La rilevazione serve a raccogliere informazioni sulle caratteristiche della popolazione, sulle condizioni sociali ed economiche e sulle abitazioni, fornendo dati aggiornati utili anche per le amministrazioni pubbliche. Dal 2018 il censimento è infatti diventato permanente e viene effettuato ogni anno, anziché una volta ogni dieci anni.
Le famiglie selezionate ricevono una comunicazione dell’Istat e possono compilare il questionario attraverso diverse modalità. Per il 2026 la raccolta dei dati è iniziata il 5 ottobre e proseguirà fino al 26 dicembre. Il questionario può essere compilato online utilizzando le credenziali indicate nella lettera ricevuta oppure attraverso SPID o CIE dell’intestatario dell’invito.
Chi ha bisogno di assistenza può inoltre rivolgersi ai Centri Comunali di Rilevazione, dove è possibile compilare il questionario autonomamente oppure effettuare un’intervista con un operatore. Dal 12 novembre al 23 dicembre, le famiglie che non avranno ancora completato il questionario online potranno essere contattate da un operatore comunale per un’intervista telefonica o faccia a faccia.
La partecipazione al censimento non è facoltativa per le famiglie che sono state selezionate. Rispondere è infatti un obbligo previsto dalla legge: i componenti delle famiglie interessate devono compilare e trasmettere il questionario in modo completo e veritiero. L’obbligo di risposta è previsto dall’articolo 7 del decreto legislativo 322 del 1989 e dal Programma statistico nazionale.
I dati raccolti sono comunque tutelati dal segreto statistico e dalla normativa sulla privacy. L’Istat specifica che le informazioni possono essere utilizzate esclusivamente per finalità statistiche e diffuse in forma aggregata, senza consentire l’identificazione delle singole persone.
Ma cosa rischia chi decide di non partecipare? Per la mancata risposta sono previste sanzioni amministrative. Per le persone fisiche l’importo può andare da 206 a 2.065 euro, mentre per imprese e società può arrivare fino a 5.164 euro. Le sanzioni possono essere applicate anche nel caso in cui vengano forniti dati errati o incompleti.
L’Istat precisa inoltre che, in caso di contestazione, il cittadino può presentare ricorso al Prefetto territorialmente competente entro 30 giorni dalla notifica del verbale. In alternativa, è possibile procedere al pagamento in misura ridotta entro 60 giorni dalla notificazione.