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Il riscaldamento globale potrebbe raggiungere i 2,6-2,8 gradi centigradi entro la fine del secolo, anche se i governi rispettassero gli impegni climatici attualmente assunti. È l’allarme lanciato dalle Nazioni Unite nel rapporto annuale sul divario delle emissioni, secondo cui nel 2025 le emissioni globali di gas serra sono rimaste su livelli record.
“Le emissioni restano a livelli record. E i piani climatici nazionali e le politiche attuali sono pericolosamente insufficienti, indicando un riscaldamento compreso tra 2,6°C e 2,8°C”, ha dichiarato il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres.
Per limitare i danni, il mondo dovrebbe ridurre le emissioni di carbonio del 18% entro il 2030 e del 45% entro il 2045. Un intervento che potrebbe contenere l’aumento delle temperature a 1,7°C rispetto ai livelli preindustriali. La possibilità di rispettare pienamente il limite di 1,5°C fissato dall’accordo di Parigi è ormai sfumata, ma resta possibile ridurre al minimo il superamento della soglia.
Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep), i Paesi continuano a non tradurre gli obiettivi climatici di lungo periodo in misure concrete e immediate. Le emissioni sembrano essersi stabilizzate rispetto al 2024, ma gli esperti invitano alla cautela: è ancora presto per parlare di un picco, anche a causa dell’incertezza geopolitica e della dipendenza dai combustibili fossili.
“Abbiamo temporeggiato e ora diciamo che questa finestra di opportunità si è chiusa”, ha affermato la direttrice esecutiva dell’Unep, Inger Andersen. “Non è il momento di gettare la spugna e arrendersi”. L’obiettivo, ha aggiunto, è rendere il superamento della soglia di 1,5°C “il più breve e rapido possibile”.