Economia

Conto corrente nel 730: quando deve essere dichiarato e quali sono le soglie da rispettare

Avere un conto corrente non significa automaticamente doverlo inserire nella dichiarazione dei redditi. Per i conti correnti aperti in Italia, infatti, il semplice denaro presente sul conto non rappresenta normalmente un reddito imponibile e, di conseguenza, non deve essere indicato nel modello 730. La situazione cambia, però, quando si parla di rapporti finanziari detenuti all’estero.

Per i contribuenti residenti fiscalmente in Italia esistono specifici obblighi di monitoraggio fiscale relativi alle attività finanziarie estere. In questi casi il conto corrente può dover essere riportato nella dichiarazione anche se le somme depositate non costituiscono, di per sé, reddito tassabile.

L’obiettivo è consentire al Fisco di monitorare il patrimonio detenuto fuori dall’Italia e, quando necessario, determinare anche l’eventuale imposta dovuta, come l’Ivafe.

Conti esteri e quadro W: quali importi contano

Nel modello 730/2026 l’adempimento può essere assolto attraverso la compilazione del quadro W, dedicato al monitoraggio delle attività finanziarie e degli investimenti detenuti all’estero. Per i conti correnti esteri, l’obbligo di indicazione scatta quando durante l’anno la consistenza dei depositi supera determinate soglie.

In particolare, il conto estero deve essere indicato quando i depositi hanno superato i 15.000 euro. Esiste però un’altra soglia da tenere presente: quella dei 5.000 euro, collegata all’Ivafe. Anche nel caso in cui non venga raggiunta la soglia dei 15.000 euro prevista per il monitoraggio, può quindi essere necessario riportare il conto se ricorrono le condizioni che fanno scattare l’imposta.

Nel quadro W devono inoltre essere inserite altre attività detenute fuori dall’Italia, tra cui investimenti immobiliari, attività finanziarie e criptovalute. Per ogni attività occorre riportare le informazioni richieste, compresi i valori iniziali e finali.

Cosa rischia chi non dichiara il conto estero

Ignorare l’obbligo di monitoraggio fiscale può comportare conseguenze economiche. La mancata compilazione del quadro W, quando previsto, costituisce infatti una violazione e può portare all’applicazione di sanzioni.

Chi regolarizza la propria posizione entro 90 giorni può incorrere in una sanzione fissa di 250 euro. Per le omissioni relative a conti situati in Paesi non considerati Black List, la sanzione può invece variare dal 3% al 15% degli importi non dichiarati. La percentuale sale dal 6% al 30% nel caso di attività detenute in Paesi Black List.

È importante quindi verificare con attenzione la propria situazione prima di presentare il 730/2026, soprattutto quando sono presenti conti correnti o altre attività finanziarie fuori dall’Italia. L’obbligo di monitoraggio può riguardare anche contribuenti che normalmente sono esonerati dalla presentazione della dichiarazione dei redditi.

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Filippo Limoncelli