Economia

Controlli su prelievi bancomat: aumentano le verifiche anti evasione e riciclaggio in Italia

Nelle ultime settimane si registra un aumento dei controlli su prelievi di contante da parte della Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia, struttura operativa presso la Banca d’Italia. L’attenzione è rivolta ai movimenti sui conti correnti, in particolare ai prelievi effettuati tramite sportelli bancomat.

In Italia non esiste un limite massimo legale al prelievo di contanti dal proprio conto. Tuttavia, la normativa antiriciclaggio prevede controlli automatici quando si superano i 10mila euro mensili, anche attraverso operazioni frazionate. Questo significa che non conta solo il singolo prelievo, ma il totale accumulato nel tempo.

Le verifiche, però, possono scattare anche per importi più bassi, soprattutto quando i movimenti risultano anomali rispetto al profilo economico del correntista.

Quando i prelievi diventano sospetti

Non esiste una soglia precisa oltre la quale si viene automaticamente segnalati, ma già intorno ai mille euro possono emergere elementi di attenzione. In particolare, ciò che può insospettire sono i cosiddetti “micro-prelievi” frequenti, effettuati in rapida successione o in orari considerati insoliti, come durante la notte.

Il punto centrale non è tanto la cifra in sé, quanto la coerenza tra le operazioni bancarie e il reddito dichiarato. Un utilizzo intensivo del conto corrente, se non giustificato, può portare a controlli più approfonditi da parte delle autorità.

È importante sapere che il contribuente non viene avvisato durante questa fase: eventuali verifiche avvengono in modo silenzioso e preliminare.

Incrocio dei dati e accertamenti fiscali

Le attività di controllo si basano su sofisticati sistemi informatici utilizzati sia dalla Agenzia delle Entrate sia dalla stessa Uif. Questi strumenti permettono di incrociare i dati bancari con quelli fiscali, individuando eventuali discrepanze.

Se i movimenti – in particolare versamenti o prelievi in contanti – risultano sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati, viene generato un “alert”. A quel punto potrebbe partire un accertamento fiscale, anche a distanza di anni.

Questo ritardo può rendere più difficile per il contribuente fornire giustificazioni, motivo per cui è fondamentale conservare documentazione che attesti la provenienza delle somme e la natura delle operazioni effettuate.

Antiriciclaggio e inversione dell’onere della prova

Un ruolo chiave è svolto anche dagli istituti bancari, obbligati per legge a segnalare operazioni sospette nell’ambito della normativa antiriciclaggio. Non esiste una soglia fissa: ogni valutazione dipende dal quadro complessivo del cliente.

Il sistema si basa sul principio della cosiddetta “presunzione fiscale”: deve esserci coerenza tra i movimenti bancari e quanto dichiarato al Fisco. In caso contrario, può emergere il sospetto di evasione o riciclaggio.

Dal punto di vista giuridico, ciò comporta una conseguenza rilevante: l’inversione dell’onere della prova. Non è più lo Stato a dover dimostrare eventuali irregolarità, ma il contribuente a dover provare la liceità delle somme movimentate.

Per questo motivo, mantenere una gestione trasparente del proprio conto e conservare tutte le prove documentali rappresenta la migliore difesa contro eventuali contestazioni future.

Published by
Filippo Limoncelli