Economia

Donne d’Impresa: Arianna Cattarin (Direttrice del Career Service dell’Università Ca Foscari di Venezia)

Dal 2018 il progetto “L.E.I.” a sostegno dell’occupabilità femminile è nato dall’idea geniale di Arianna Cattarin. È lei, Arianna Cattarin Direttore dell’Ufficio Career Service dell’Università Ca Foscari di Venezia, che con grande impegno e sincera passione si occupa di promuovere l’occupazione al femminile nel nostro Paese. I preoccupanti disagi di tanti studenti espressi in queste ultime settimane con l’inopportuna e aberrante violenza delle Piazze di Milano, Bologna, Torino, Roma e di Firenze in realtà hanno una visione a volte un po’ troppo e non a caso miope della visione del futuro e della vita lavorativa.

Basta guardare per esempio all’importante Mission che anima Arianna Cattarin Direttrice del Career Service dell’Università Ca Foscari di Venezia che da sempre promuove con successo la leadership e la cultura d’impresa al femminile. Nel nostro Paese infatti, in realtà sono aumentati i posti di lavoro anche al femminile e il futuro dei nostri giovani non si guadagna con i movimenti di Piazza, spesso “manipolati”, ma con l’impegno serio e concreto delle famiglie e delle Istituzioni nell’ascoltare i disagi dei nostri giovani, futura classe dirigente del domani. Laureata in Lettere e Filosofia nel 1994 a pieni voti, Arianna ha ricevuto un’ importante riconoscimento anche da Confindustria Veneto Est per il magazine LEI, da lei diretto e fondato, non a caso prezioso strumento a favore della “parità di genere” per una giusta e qualificata occupazione femminile.

Nel suo progetto editoriale dice Arianna: “Ci sono donne che hanno conquistato uno spazio nel mondo del lavoro esprimendo i loro talenti: sono loro le vere “mentor” per le giovani studentesse dell’Università di oggi e di domani”. Il progetto LEI infatti presenta fra le pagine della rivista le storie di donne che si sono create un futuro. La chiave del successo del lavoro di Arianna è “saper ascoltare” e raccontare progetti innovativi che sono importante esempio per tante studentesse e che promuovono il dialogo tra l’Università e le aziende. Da Arianna Cattarin, oggi anche sostenitrice di AIDDA Veneto, riceviamo un suo importante messaggio e condividiamo l’idea che il futuro di ognuno di noi non è “politico” ma dipende dai veri valori che guidano la nostra vita e le nostre passioni. Per conoscerla meglio e di più le abbiamo chiesto:

Lei che ha promosso l’occupazione al femminile promuovendo innovazione, sostenibilità e parità di genere. Sono sue le parole che: “l’innovazione prima che essere tecnica è un fatto culturale”. Cosa intendeva dire?

Lavoro all’Università Ca’Foscari di Venezia da più di trent’anni e a motivarmi in tutti questi anni in cui ho fondato nel 1999 i servizi di orientamento agli studenti che ancora dirigo con una responsabilità specifica per l’orientamento al lavoro, è stata proprio la convinzione che ognuno di noi è chiamato a contribuire alla crescita e allo sviluppo culturale della nostra società perché la conoscenza, il pensiero critico, lo sviluppo di valori positivi sono le fondamenta dell’innovazione umana che poi si traduce anche in migliore innovazione tecnologica e scientifica. Ho scelto di dedicarmi ai giovani nel corso del loro percorso universitario per fare in modo che il periodo dedicato allo studio accademico non fosse solo un momento di apprendimento e di acquisizione di “sapere” ma fosse anche l’occasione per riflettere sulle proprie capacità, sui propri talenti e per costruire un progetto di vita e di lavoro.

Con l’impegno quotidiano dell’ufficio Career Service di cui sono responsabile, insieme al mio prezioso staff, ogni giorno incontriamo studenti e studentesse, laureati e laureate e cerchiamo insieme di esplorare le loro aspettative, le loro competenze e diamo loro strumenti e opportunità per un primo inserimento nel mondo del lavoro in Italia ma anche all’estero. Sviluppiamo nei giovani consapevolezza e migliore conoscenza rispetto alle professioni e alle aziende, convinte che da qui possa realizzarsi innovazione sia tecnica ma prima ancora umana e culturale nel nostro ampio sistema Paese.

Dal 1999 lei favorisce il dialogo fra Università e aziende. Com’è nata questa sua importante “mission”?

Alla fine degli anni ’90 l’università è stata chiamata a farsi carico di servizi di orientamento e supporto agli studenti, accanto all’impegno nella didattica e nella ricerca, per garantire una loro crescita personale e umana. Lo studente è stato posto al centro di un’azione ampia e articolata di “formazione” che, per legge, doveva realizzarsi non solo in aula ma anche con una serie di esperienze in grado di sviluppare capacità e competenze. L’università Ca’Foscari in quell’occasione dovendo assolvere a questo impegno ha cercato persone che volessero provare a progettare e costruire un sistema di “orientamento” e io, convinta di poter essere utile ai giovani, ho dato la mia disponibilità a lavorare con questo obiettivo.

Tra le prime attività che ho strutturato è stato proprio il servizio di promozione e gestione degli Stage in Italia e all’estero convinta che fosse fondamentale garantire un dialogo tra studenti, laureati e laureate e il mondo del lavoro. Così ho mosso i primi passi per mettere in relazione gli universitari con le aziende, ho cercato di costruire ponti tra loro, di farli reciprocamente conoscere e dialogare e ad oggi gestisco migliaia di convenzioni con enti e aziende, progetti di stage e tirocinio, incontri di orientamento al lavoro, visite aziendali, job fair finalizzati all’intermediazione per l’occupazione.

Un suo progetto ancora da realizzare?

Progetti ne ho sempre molti nel cassetto ma è necessario incrociare le attese e i bisogni dei giovani con le opportunità offerte dal territorio e le indicazioni strategiche della governance universitaria. Il mio è un lavoro guidato dall’innovazione che mi porta ogni anno ad avere almeno un paio di nuovi progetti ma è un lavoro che deve anche fondarsi sull’ascolto e il dialogo con i miei principali stakeholders: studenti e laureati, docenti, aziende e istituzioni.

Cosa mi dice dei giovani studenti che hanno manifestato in Piazza il loro disagio per il futuro in Italia

Sono delle voci importanti che bisogna trovare il modo di ascoltare e non di giudicare. Ognuno di noi dovrebbe offrire la propria competenza e disponibilità per contribuire tutti assieme alla costruzione di un “futuro” che ci coinvolgerà tutti, loro ma anche noi. Ovviamente mi riferisco alle voci degli studenti che hanno manifestato nelle piazze il loro disagio con un linguaggio e delle azioni non violente e distruttive perché è difficile immaginare di migliorare le cose distruggendo.

A che punto siamo in Italia per la “parità di genere”?

Qualche passo avanti viene fatto grazie all’impegno di tutti coloro che anche con piccole azioni stanno cercando di porre al centro il traguardo della “parità di genere”. Io continuo dal 2018 a sviluppare il progetto L.E.I (Leadership, Energia, Imprenditorialità) nell’insieme delle molte attività di orientamento al lavoro che sviluppo come ufficio Career Service. Dedico parte del mio impegno a sostegno della leadership e dell’occupabilità  delle nostre studentesse e laureate cercando di sostenerle nella presa di consapevolezza dei loro talenti, degli obiettivi professionali possibili, dando loro esempi di donne che nel mondo del lavoro hanno percorso delle strade professionali e hanno raggiunto dei traguardi.

Cerco di creare delle connessioni tra donne più giovani e professioniste e lavoratrici che già hanno trovato il loro posto nel mondo del lavoro. Provo nelle studente e nelle laureate a rafforzare appunto la conoscenza di sé, la fiducia e le sostengo nell’ingresso nel mondo del lavoro perché sono convinta nell’importanza che il lavoro stesso e l’autonomia economica per essere protagoniste alla pari. Come me molte associazioni, istituzioni, scuole, università ma anche molte aziende stanno contribuendo a migliorare lo stato della nostra “parità di genere”, dobbiamo continuare tutti a lavorare, non dobbiamo fermarci anche perché i risultati veri sono ancora lontani a mio avviso.

 L’I.A. potrà davvero far crescere le nostre aziende?

A mio avviso l’I.A. sarà sicuramente utile e di aiuto ma deve rimanere uno strumento usato da essere umani che in azienda e in generale nella vita quotidiana devono portare il loro pensiero critico, i loro valori, la loro sensibilità e le loro emozioni.

 

Published by
Orietta Malvisi Moretti