Donne d’impresa: Evelina Christillin, il multitasking per eccellenza. L'imprenditoria sociale il suo fiore all’occhiello (Blitz Quotidiano)
Non c’è persona più meritevole di lei per rappresentare le donne in questa festa dell’8 di Marzo! Hanno già scritto fiumi di articoli sulla sua vita. Un curriculum che non ha eguali perché Evelina laureata in Storia, ha ricoperto anche la cattedra di Storia Moderna e Storia dello Sport presso la facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Torino. Da anni è sempre lei la protagonista delle più fortunate cronache d’arte, sport e cultura italiana distinguendosi sempre per eccellenza in tutto ciò che ha già fatto nella sua vita. Ha pubblicato libri e saggi oltre ad articoli, recensioni e non si contano più i premi ricevuti e le più importanti onorificenze. Si può dire che proprio con lei è nata l’importanza della “Imprenditoria Sociale” perché è proprio in questo che da oltre 20 anni si è distinta con successo nel settore non facile delle attività “no-profit”.
Si è dedicata con passione nel settore sportivo (calcio, automobilismo, olimpiadi invernali etc.), in quello culturale (Teatro Stabile di Torino, Museo Egizio etc.) come anche nel settore manageriale, dove ha fatto scuola anche come donna per il miglior uso delle scarse risorse disponibili al conseguimento di obiettivi sociali, civili e culturali. Con lei cultura e organizzazione sono la migliore combinazione per la gestione economica delle attività “no-profit”. Già Presidente del Museo Egizio di Torino, nel 2023 ha ricevuto l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica Italiana e dal 2025 è anche membro del Consiglio Generale di Fondazione Passadore 1888. Una bellissima signora dei nostri tempi che simboleggia dietro quel sorriso la forza e la determinazione che l’hanno sempre guidata nella vita e nel lavoro.
Dulcis in fundo, Evelina ha anche fatto parte della Squadra Italiana Nazionale di Sci Alpino (slalom e slalom gigante) che resta una delle sue più interessanti passioni. Già compagna di scuola di Margherita Agnelli, figlia di Gianni, amico e compagno di università di suo padre, ha vissuto nell’ambiente della celebre famiglia torinese e non a caso. Nonostante le tante e svariate attività che l’hanno coinvolta è riuscita comunque ad avere anche una figlia di nome Virginia di cui è particolarmente orgogliosa e un marito che non a caso l’adora. Anche Evelina tra le sue amicizie più care e più importanti ricorda con affetto e stima profonda Marco Benedetto, fondatore di Blitz Quotidiano Online, indimenticabile, grande maestro di giornalismo e di vita. Con la gioia di ritrovarci in un mondo in continua evoluzione anche per le donne italiane le abbiamo chiesto:
Ci sono persone che segnano a volte il percorso della nostra evoluzione di vita e di lavoro. Cosa ricorda di Marco Benedetto?
Di Marco conservo un ricordo affettuosissimo e mi manca davvero tanto. In realtà, quando sono arrivata, appena ventenne, all’Ufficio Stampa della Fiat, lui mi terrorizzava. Ero alle prime armi, non avevo alcuna esperienza lavorativa, mi sentivo del tutto inadeguata e lui era il mio capo. Ho imparato a convivere con le sue urlate ma, soprattutto, con le sue lezioni personali e professionali, da cui ho imparato tanto, se non tutto. Quello che, nel tempo e in altri ambiti, sono riuscita a realizzare lo devo in gran parte a lui, e ogni volta che torno a casa di mia madre, nella “nostra” spianata Castelletto, risento il suo “belin che bella, Genova da qui”.
Come donna lei è una specie di vulcano di diverse attività e passioni. C’è qualcosa che ancora non ha fatto e che vorrebbe realizzare come progetto di vita?
Sinceramente no, un po’ di tempo fa il mio caro amico Giovanni De Luna mi ha regalato un bel libro di Jorge Amado, Teresa Batista stanca di guerra, suggerendo così, simpaticamente, di darmi una calmata. Non ho mai progettato alcuna delle cose che mi sono capitate, le ho colte al volo, a volte per incoscienza, sempre per curiosità; ora mi reputo una vecchia signora con molta esperienza, tanta gratitudine per quello che la vita mi ha offerto, senza alcun sogno nel cassetto, se non quello di una vita serena insieme alla mia famiglia e ai miei amici. Poi, se capiterà qualcosa, chi lo sa, vedremo…
Figlia di tale padre, Emilio Christillin, ha mai avuto problemi di “genere” nel suo lavoro? Quali difficoltà ha affrontato?
Allora, quando, all’inizio degli anni Ottanta, ero una piccola impiegata, alla Fiat le donne dirigenti erano meno dell’1 %. Si può ben comprendere che ere geologiche siano trascorse da allora! Per quanto mi riguarda, papà, grande pilota Lancia, ha educato le sue figlie femmine alla massima indipendenza, insegnandoci a guidare a otto anni, portandoci in cima al Monte Rosa a sette, e accompagnando me e mia sorella Francesca alle gare di sci in giro per l’Italia prima, per l’Europa poi. Oggi lei è magistrato in Corte d’Appello, io una tuttologa abbastanza preparata. Posso dire tranquillamente che problemi di genere non ne ho mai avuti, grazie all’educazione ricevuta e a una buona dose di fortuna. Se dimostri di essere capace, di aver studiato, di non voler essere autoritaria ma, eventualmente, autorevole, i comportamenti altrui poi vengono da sé
Cosa ci può dire in merito alla vostra casa di famiglia a Issime, che ha ospitato bambini e donne ucraine profughe di guerra?
La casa di Issime, in Valle di Gressoney, è da due secoli, la grande residenza di famiglia dei miei nonni, bisnonni e trisavoli valdostani. Una costruzione grandissima, con i lavatoi in pietra nel porticato, grandi stufe di ceramica e un bel giardino; per me e mia sorella Francesca è stata, da sempre, il posto preferito di lunghe vacanze estive, senza il controllo dei genitori, libere di correre nei boschi coi ragazzi del luogo, di cui siamo ancora amiche.
Quando la Russia ha invaso l’Ucraina, ormai quattro anni fa, vedendo le immagini strazianti di quelle famiglie in fuga, ho chiamato Andrea Riccardi, della Comunità di Sant’Egidio, per proporgli di ospitare, col loro aiuto, dei profughi in cerca di alloggio. Sono arrivate tre famiglie, quindici persone meravigliose, bambini, donne e adolescenti. Sono rimasti da noi un anno, e ora alcuni sono rientrati nel loro Paese, mentre sette si sono stabilizzati in Valle e intendono restarci, ormai perfettamente integrati.
Suo padre sciatore, pilota, imprenditore etc., sua mamma Mariella Canale, genovese purosangue con la passione dell’arredamento: lei li rappresenta entrambi come perfetta “freccia” lanciata verso il futuro. Cosa ne pensa delle future generazioni dal momento che oggi lei è anche nonna?
I miei genitori sono stati straordinari, erano ragazzi usciti dalla guerra e avevano una gran voglia di divertirsi recuperando quegli orribili cinque anni; ci hanno fatte vivere con disciplina ma anche con grande leggerezza, consentendoci di fare tutto quello che volevamo, previo un rigido controllo delle regole relative alla nostra educazione e ai risultati scolastici. Oggi, invece, mi pare che le giovani generazioni siano sottoposte a delle pressioni spaventose, dovute soprattutto alla diffusione enorme dei social, alla dipendenza dai medesimi, con gogne mediatiche aperte a tutti, modelli impossibili da imitare, asticelle sempre più alte di performances, bullismo e violenza.
Il periodo del Covid ha ancora peggiorato le cose, e attualmente tra i giovanissimi dilagano, purtroppo, richieste di aiuto per problemi psicologici di vario tipo. Ci vorrebbe davvero una riflessione seria, da parte dei genitori e della scuola, su un fenomeno che non può essere bloccato, ma certamente controllato e regolato. I miei nipoti non fanno eccezione, vivono anche loro attaccati al cellulare, però, per fortuna, studiano e fanno sport; in famiglia stiamo tutti molto attenti, offrendo presenza e consigli senza intrometterci oltre il necessario
Ha qualche progetto che prevede l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nelle sue varie attività?
Ormai, qui al Museo Egizio, utilizziamo quotidianamente l’IA per lo sviluppo di molti progetti, soprattutto quelli relativi alla ricerca e alla catalogazione dei reperti e della biblioteca. Nulla però potrà mai sostituire, almeno in campo artistico e culturale, la creatività autoriale, l’ispirazione che solo la mente umana riesce a produrre. Per fortuna!