Giulia Soldini. Magistrato ad Arezzo.
Una ragazza acqua e sapone che fa onore alle più affascinanti teenager: Giulia Soldini! L’abbiamo conosciuta bambina figlia dell’Avvocato Civilista Rossella Angiolini che sulle orme della mamma ma senza alcuna sovrapposizione o conflitto di interessi con l’attività forense della madre, oggi si è distinta con una brillante carriera presso il Tribunale di Arezzo occupandosi oltre ai ruoli penali, anche di tematiche relative alla tutela dei minori e del diritto di famiglia con opportune e importanti tavole rotonde dedicate. Felicemente sposata, è un Magistrato togato in servizio e ricopre il ruolo di Giudice per le indagini Preliminari (GIP) e Giudice dell’Udienza Preliminare (GUP).
Nonostante uno dei più bei sorrisi, Giulia si è distinta per la sua indiscussa “grinta”, l’alta professionalità e la sua forte missione per tutte le problematiche relative alla delinquenza di oggi. Un percorso non facile il suo, considerando l’ambiente aretino storicamente nato sotto un’insegna tipicamente maschile, dove Giulia ha dimostrato che essere donna può fare la differenza. La legge non ha “genere” e Giulia sta dimostrando un innegabile talento e un profondo senso di giustizia e umanità. In una città come Arezzo, la classe femminile anche in magistratura grazie a Giulia Soldini si sta distinguendo con donne particolarmente dotate che potranno fare onore a questa difficile e sempre più importante professione.
“Il Potere- afferma in un’intervista Giulia Soldini- se “mal gestito” può trasformare l’Autorevolezza della Legge in un Autoritarismo della persona!”… parole sante, le sue, perché frutto di un profondo esame di coscienza che tutti i magistrati però dovrebbero fare! Non ci sono molte interviste sulla sua persona, perché nonostante l’apparenza Giulia è particolarmente riservata e attenta sostenitrice di una certa privacy, anche se oggi con i vari “Social” non è più di moda. Entrata a far parte come sostenitrice di AIDDA Toscana, Giulia oggi propone anche di occuparsi in particolare delle “Imprese che delinquono”. Ma sicuramente non è per questo che è entrata a far parte delle Donne Imprenditrici e Dirigenti d’Azienda! Per conoscerla meglio e di più le abbiamo chiesto:
Lei che tutela i diritti dei minori… come possiamo tutelarci noi cittadini di fronte al fenomeno ormai dilagante delle famose “baby gang”?
Occupandomi del penale dei maggiorenni, ho contatti con i minori ogni qualvolta siano vittime di reato. Peraltro, il fenomeno delle baby gang non interessa solo minorenni ma anche maggiorenni. In fin dei conti, a 18\19 anni sono ancora ragazzi. In questi casi, ho spesso constatato la mancanza di riferimenti seri e solidi – familiari e sociali. Spesso tale vuoto viene colmato mediante il ricorso al “gruppo” e alla logica della gerarchia (dunque della violenza). Ovviamente la risposta punitiva è importante: sapere che si va incontro all’applicazione di una pena può avere un effetto deterrente, ma non cura la causa. Per quella servirebbe, spesso, re-impostare la famiglia di origine e l’educazione ricevuta. Quasi sempre non è possibile, ma un circuito virtuoso e funzionante extra familiare (ad esempio con i servizi sociali ed il supporto psicologico, nonché la possibilità dell’inserimento nel mondo del lavoro) potrebbe fare la differenza.
Per quale motivo ha scelto la Funzione di Giudice Penale?
Ho scelto di svolgere il ruolo di giudice penale perché amo profondamente l’udienza penale. Quasi tutto è stato digitalizzato, ma l’udienza penale resiste. Ancora c’è il contatto umano e mi riferisco all’interlocuzione con gli Avvocati, a quello con i testimoni e con gli stessi imputati. Tutto questo, a mio avviso, accresce la professionalità del Giudice. E’ importante applicare la legge, il ragionamento logico e ascoltare bene cosa ci viene detto (oltre a leggere tutto il fascicolo); ma, a volte, ciò che “si sente” mediante il contatto visivo e la relazione diretta è parimenti utile.
Un suo progetto di vita e di lavoro ancora da realizzare?
Ancora devo diventare mamma. E’ un sogno che spero di realizzare. Purtroppo sino ad oggi è andata male (molto male), ma io e mio marito non molliamo. L’unica cosa positiva di queste esperienze negative è stata quella di aver conosciuto donne con il mio stesso percorso, molto forti e con la sofferenza negli occhi. La condivisione con loro mi ha aiutata a non sentirmi sola. Quanto ai progetti di lavoro, amo studiare e non smetterò. Spero di saper prendere al volo ogni occasione che la vita mi offrirà.
Cosa ne pensa della “parità di genere” riferita anche ai minori?
La parità di genere va insegnata sin dalla tenera età. Viviamo in una società in cui si mescolano culture e religioni e la tolleranza è la base della convivenza. La parità di genere va trasmessa a scuola, mediante la lettura ed il cinema e con l’esempio di quanti, oggi, sono riferimenti sui social. E’ l’unico modo di supplire ad eventuali carenze familiari.
L’Italia è ancora scossa da chi non ammette che i figli possano essere sottratti alla famiglia, come nel caso ormai purtroppo famoso della “famiglia nel bosco”. Essere australiani trapiantati in Italia e con il desiderio di vivere una vita con i figli all’insegna della natura non dovrebbe essere un reato! Chi pensa all’evidente e importante Shock che ancora oggi stanno subendo quei bambini così autorevolmente “strappati” alla madre? Con quale diritto si può così drasticamente giudicare una madre “non idonea”?
Non si tratta di giudicare un genitore come non idoneo. Si tratta di verificare in quale condizione vivano i minori. Se sia adeguato il livello di istruzione, se vi sia socialità, se siano tutelati anche a livello medico. Va spostato il focus: dalla madre o padre ai figli. E’ l’interesse dei minori quello che si persegue, poichè condizioni inadeguate non solo generano sofferenza nel presente, ma restituiscono adulti inadeguati nella società di domani. Questa domanda mi offre spunto per un’altra riflessione: la stampa oggi è il vero centro di potere. Il modo in cui vengono veicolati certi messaggi o raccontate certe storie richiede molta prudenza, attenzione e completezza. La vicenda a cui Lei fa riferimento, in alcuni casi, è stata presentata come un’ingerenza statale in stile ex URSS. In realtà, sarebbe stato opportuno guardare a come quei bambini stavano veramente.
Oggi molti giovani in particolare anche “minori” escono con un coltello in tasca. Italiani o extra-comunitari che siano. La violenza sta diventando quasi una normalità. Come possiamo difenderci?
E’ un problema davvero serio. Non siamo abituati a pensare che le persone che ci passano accanto possano essere armate, proprio perché la legislazione italiana sulle armi è molto restrittiva. Sicuramente impedire la vendita ai minorenni, è un inizio ma non basta (poiché facilmente eludibile). Sotto questo profilo, indubbiamente il controllo costante del territorio da parte delle Forze dell’Ordine è fondamentale. E costoro devono essere messi in condizione di lavorare.
Le “imprese a delinquere” sono un suo specifico interesse di studio e di lavoro. Cosa ci può dire riguardo a questo intrigante argomento?
In effetti, trovo tale tematica estremamente interessante. Non si tratta solo di istituti giuridici che vanno dal penale, al commerciale, al tributario. Ma è importante calarsi nella realtà dell’impresa. E’ impresa che delinque quella che utilizza il sistema delle “frodi carosello” per realizzare crediti di imposta milionari; lo è quella che abbassa il livello di sicurezza dei dipendenti perchè costa meno, in barba ai rischi che corrono i lavoratori; lo è l’impresa che versa liquami in torrenti o smaltisce male i rifiuti. Ma è impresa che delinque anche quella che, in periodo di crisi, non paga le imposte perché sceglie di pagare gli stipendi dei propri dipendenti. C’è differenza tra questi esempi? io credo di sì, molta differenza.