Economia

Donne d’impresa: Giuseppina Amarelli Mengano, vulgo: la famosa Lady Liquirizia!

Chi non conosce Lady Liquirizia? Difficile racchiudere in poche righe di presentazione questa straordinaria Cav. del Lavoro, Presidente Amarelli srl e Direttrice del Museo della Liquirizia e dell’archivio di Amarelli di interesse storico nazionale- Ma non solo- Giuseppina Amarelli Mengano, detta Pina per gli amici, è anche accademica dei Georgofili a Firenze, cittadina onoraria di Rossano, già docente di diritto romano presso la Federico II di Napoli, Consigliere di amministrazione Fondazione Tiche (consorzio fra università e centri di ricerca) e Presidente della Fondazione Santobono Pausilipon, membro del consiglio direttivo del Touring club italiano e presidente dell’organismo di vigilanza.

Tanto per scrivere e ricordare alcuni fra i suoi importanti incarichi- socia amatissima di diverse Associazioni (Bellisario, ANDE, AIDDA etc). Super premiata come merita una straordinaria vita di attività come la sua, Pina è e continua ad essere, un raro esempio da seguire per tante donne e imprenditrici e dirigenti d’azienda. Laureata con degna lode in Giurisprudenza a Napoli, Pina nella sua vita ha fatto e continua a fare di tutto e di più perché gli anni non contano ma l’amore e la passione per quello che si fa sì! A prima vista Pina sembrerebbe solo una gran bella signora napoletana bon-ton, ma guardando nel suo passato si scopre come prima di dedicarsi al mondo delle imprese, lei ha intrapreso e con successo la carriera accademica come docente di diritto romano presso l’Ateneo napoletano nonché quella forense.

Nata a Napoli (classe gloriosa 1945) nel 1969 sposa Franco Amarelli si trasferisce in Calabria e negli anni inizia a lavorare per la Comunicazione e il Marchio Amarelli. Grande il successo delle sue strategie aziendali di marketing e comunicazione, sotto la sua guida, la liquirizia Amarelli è davvero una preziosa icona del nostro migliore Made in Italy nel mondo. L’aveva vista lunga Giorgio Napolitano quando nel 2006 l’ha nominata il primo Cav. del Lavoro donna in quel di Calabria! Nelle Associazioni internazionali è stata l’unica donna a presiedere Les Hénokiens , prestigiosa Associazione internazionale con almeno 200 anni di storia ed è Presidente emerita. Con lei la storia della famiglia Amarelli e dell’azienda fondata nel 1731 continua e con successo nel mondo. Paladina delle tradizioni calabresi, “Lady liquirizia” ha portato nel mondo la famosa giornata della liquirizia valorizzandola nelle varie e incredibili applicazioni.

Famosa nelle farmacie del Nord Africa, Oceania e Nuova Zelanda, è sua la ricetta della “pasta alla liquirizia” come anche la tradizione del panettone, la crema e il liquore alla liquirizia. Nota ai dietologi anche per poter “togliere la fame”: sono molti gli esperti di terapie nutrizionali che prescrivono liquirizia prima dei pasti per ridurre l’appetito. Se si parla del Museo della Liquirizia le risplendono gli occhi, perché Pina, ci racconta con orgoglio che il Museo è in un prestigioso palazzo che ha già compiuto 500 anni e che nasce proprio per trasmettere al futuro la straordinaria storia degli Amarelli, la tradizione calabrese e non solo!

Nel campo della salute non tutti conoscono le straordinarie proprietà terapeutiche della liquirizia. Già in una sua recente intervista Pina ha citato con orgoglio anche Napoleone che usava la liquirizia per il mal di stomaco proprio prima di ogni battaglia. Grazie alle sue strategie di Marketing e Comunicazione tutti conosciamo le scatolette di metallo Amarelli, le bustine e anche il  succo di liquirizia. Esiste persino un antenato di casa Amarelli in un bel ritratto tutto colorato con la polvere di liquirizia. Una semplice radice, un prodotto spontaneo della terra che Pina dice con orgoglio di poter utilizzare in particolare per la nostra salute.

Ci racconta anche delle telefonate di Lucio Dalla e Pavarotti che da New York la chiamava per poter avere la famosa scatoletta Amarelli per combattere il frequente mal di gola. Il museo della Liquirizia, secondo solo al museo della Ferrari, nel 2001 ha ottenuto il Premio Guggenheim e nel 2004 le Poste Italiane hanno dedicato persino un bel francobollo. Non a caso Lady Liquiriza ha accettato con gioia questo suo divertente e non comune appellativo. Per conoscerla meglio e di più le abbiamo chiesto:

Il futuro della liquirizia in azienda prevede ad oggi anche qualche speciale applicazione di servizio con l’Intelligenza Artificiale?

L’intelligenza artificiale è già il presente per la nostra azienda che ha sempre avuto la capacità di innovare pur mantenendo ben salde le proprie radici. Costruisce un valido supporto in ogni ricerca e nelle ideazioni grafiche, ma deve essere sempre affidata alla competenza delle persone che ne fruiscono.

Un suo progetto ancora da realizzare: esiste?

Non sarei un’imprenditrice se non avessi sempre nuovi progetti da realizzare e idee anche utopiche da sognare. Innanzitutto la ricerca di nuove declinazioni della liquirizia, indispensabili per ampliare i nostri mercati avendo un monoprodotto, e per seguire tendenze di consumo aggiornate con particolare attenzione alla salute. Siamo sempre al lavoro per la “sostenibilità” con continuo ampliamento del fotovoltaico che già approvvigiona la produzione e tre colonnine per rifornimento auto e una grande cabina elettrica per cedere il surplus all’Enel. Inoltre abbiamo in cantiere una serie di sperimentazioni per utilizzare i residui della lavorazione della liquirizia sia in agricoltura che in ambiti più originali.

Per quanto riguarda la cultura il nostro Museo, come tutti i musei aziendali, è un work in progress con ampliamenti e nuove acquisizioni di qualche opera di arte contemporanea. Stiamo rinforzando la rete di Museimpresa e abbiamo appena iniziato ad essere l’hub per Calabria e Basilicata dell’Icom, International Council of Museum, al quale afferiamo pur se minuscoli rispetto a soci quali il Louvre, il Moma e altri.  Con il nuovo Ispettore della Soprintendenza archivistica della Calabria abbiamo in programma di proseguire nella digitalizzazione del nostro archivio, dichiarato di interesse storico nazionale dal Ministero della Cultura e ricco di documenti a partire dalla metà del 1400.

Ancora da realizzare un percorso aperto ai visitatori fra ulivi maestosi almeno bicentenari, seguendo la nuova tendenza di creare una full immersion nella natura con i benefici dell’effetto rilassante del verde. La trasformazione in giardino fruibile dal pubblico di una parte dell’orangerie ha già avuto un grande successo.

Donne d’impresa: Giuseppina Amarelli Mengano, vulgo: la famosa Lady Liquirizia! (Blitz Quotidiano)

Qualcosa di cui va particolarmente fiera…?

Vado particolarmente fiera dell’effetto assolutamente imprevisto e indiretto, che ho avuto sull’impegno delle donne nelle imprese del Sud. Quando, negli anni `70, avevo dato impulso ad un profondo rinnovamento della nostra azienda risalente agli albori del 1700, la condizione femminile in Calabria era molto arretrata. Vedere una donna, abbastanza giovane e scevra da pregiudizi, ha rappresentato una piccola rivoluzione dolce nel tessuto sociale amplificata dell’interesse dei media nei miei confronti, tanto da poter affermare che essere donna e fare impresa in una regione difficile sono stati paradossalmente per me due fattori di successo. La nascita dell’ Università di Cosenza, insieme a quelle di Catanzaro e Reggio Calabria, ha fatto da volano alla consapevolezza femminile di avere i requisiti e il coraggio di intraprendere una attività imprenditoriale.

Qualcosa che l’ha delusa?…

La delusione che perdura è vedere come la nostra Regione, malgrado i roboanti proclami della politica, rimane sempre mal collegata se non addirittura isolata. In un momento in cui l’attenzione alle emissioni di CO2 sono fra le principali cause del riscaldamento globale e dell’inquinamento è inconcepibile che manchi una linea ferroviaria veloce che unisca il versante ionico della Calabria con il resto della penisola mentre si favoleggia di un ponte – difficilmente realizzabile e devastante per il territorio  – che drena miliardi da anni senza nessun risultato.

Gli aeroporti sono lontani e si arriva solo su gomma seguendo un’autostrada senza alcun servizio e poi imboccando la superstrada 106 ionica che arriva fino a Reggio Calabria, il cui ampliamento ancora non si vede, molto pericolosa tanto da essere definita strada della morte per i frequenti incidenti. Gli stessi handicap valgono per la spedizione delle merci e sembra di essere indietro di tre secoli, quando  – come attestato da una fede di carico esposta nel nostro Museo – la merce imbarcata sui velieri veniva affidata prima a Dio e poi al vettore.

Un consiglio per i giovani che affrontano una società sempre più ipertecnologica? Ormai in Cina e negli USA, si viaggia persino in taxi anche senza autista: basta cliccare su un monitor la corsa che si desidera fare e la macchina va da sola… Lei che ne dice?

I giovani sono la nostra speranza insieme allo sviluppo tecnologico che può velocemente colmare il gap attuale. Purtroppo anche la copertura della rete è insufficiente o assente nei piccoli borghi e pensare ad un’ auto senza driver è un sogno impossibile. Infine utilizzare dei robot nel lavoro non è pensabile avendo un surplus di giovani che non possono o non vogliono emigrare e chiedono lavoro, offrendo risorse locali ma che spesso vengono tralasciati preferendo, ahimè, lo sfruttamento di immigrati irregolari senza alcun controllo.

Published by
Orietta Malvisi Moretti