Donne D’impresa: Linda Suarez (PL Print srl). All’avanguardia della Comunicazione con i suoi progetti editoriali - Blitz Quotidiano
Laureata a Napoli presso l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa in Conservazione dei beni culturali, Linda Suarez non è una figlia d’arte. Ha però sposato un vero figlio d’arte, alla guida di un’azienda di Grafica e stampa offset, la PL PRINT SRL, azienda con tecnologie innovative, tra le più importanti dell’Italia Meridionale che opera con continuità e prestigio da oltre quarant’anni. Dopo essersi dedicata alla crescita del figlio Luigi nei suoi primi anni di vita, Linda entra attivamente in azienda, trasformando l’esperienza familiare in un terreno fertile per una visione nuova e personale della comunicazione.
È proprio da questo percorso che nasce Pink Life Magazine, progetto editoriale ideato e diretto da lei, rivista patinata bimestrale, espressione di un approccio contemporaneo che unisce stampa, immagine, contenuti e marketing in un sistema integrato. Anche questo suo progetto editoriale ha avuto successo a Milano perché una realtà all’insegna dell’“evoluzione”: più di 15.000 copie distribuite in boutique, circoli e club privati, centri benessere e spa, showroom di arredamento e design, concessionarie di auto di lusso, etc. Un successo in divenire – il suo- che hanno reso la vita di Linda Suarez un raro circuito di comunicazione e marketing. Innamorata della moda e della bellezza che fanno parte del suo bagaglio culturale e aziendale, Linda dalle 7 del mattino siede davanti al computer fino alla sera. Ci confessa però, che è anche un’appassionata sportiva a livello agonistico del tennis. Suo figlio, oggi ventenne, guarda caso, studia Scienze della comunicazione anche se tutti in famiglia coccolano Lara il loro famoso cagnolino mascotte della casa. Per conoscerla meglio e di più le abbiamo chiesto:
Dallo studio dei beni culturali alla comunicazione e marketing: Come mai?
Il mio percorso di studi è nato in modo molto pratico, perché già lavoravo. Parallelamente all’università ho iniziato a fare esperienza in aziende tecniche, occupandomi anche di gare d’appalto, un ambito che mi ha dato metodo e organizzazione. Con la nascita di mio figlio ho scelto di rallentare per dedicarmi a lui, ma senza rinunciare a un progetto personale. In azienda stampavamo già una rivista sportiva e da lì è nata in modo spontaneo l’idea di creare un magazine. La passione per la moda e per la bellezza, unita al mio carattere estroverso, ha fatto il resto.
Che ne pensa dell’IA? È già inserita nell’organizzazione della sua azienda?
Penso che l’intelligenza artificiale sia uno strumento molto interessante e ormai inevitabile. In azienda la stiamo osservando con attenzione e iniziando a utilizzarla in alcuni processi, soprattutto come supporto all’organizzazione e alla fase creativa. Credo però che, soprattutto nel nostro settore, debba restare uno strumento di aiuto e non sostituire il valore umano, l’esperienza e la sensibilità che fanno la differenza nella comunicazione e nei progetti editoriali.
Un suo progetto ancora non realizzato?
Un progetto che non ho ancora realizzato è portare la rivista nelle edicole. Credo molto nella magia della carta stampata e nella sua forza, anche oggi. È un obiettivo ambizioso, ma spero di riuscire a concretizzarlo quanto prima.
Se non fosse stata un’imprenditrice della comunicazione, Linda sarebbe diventata una campionessa di tennis?
Probabilmente sì, o almeno ci avrei provato fino in fondo. Il tennis è una grande passione e, in fondo, anche lì servono disciplina, concentrazione e spirito di sacrificio: le stesse qualità che porto ogni giorno nel lavoro. Cambia il campo, ma la sfida resta la stessa.
Non solo da oggi, l’editoria è in grande crisi. Quali i suoi consigli per poter avere successo in questo difficile mercato?
La carta stampata sta vivendo un momento difficile, ma credo che abbia ancora un grande valore. Oggi è fondamentale puntare sulla qualità, sull’identità e sulla credibilità del progetto, senza improvvisare. Bisogna sapersi rinnovare, capire i cambiamenti del mercato e affiancare alla carta nuovi strumenti di comunicazione, senza però perdere il contatto con il prodotto fisico. La carta resta, deve solo essere interpretata nel modo giusto.
Secondo lei, in Italia siamo arrivati finalmente ad una vera “parità di genere”?
Credo che in Italia non si possa ancora parlare di una vera parità di genere. Sono stati fatti passi avanti importanti, ma restano differenze concrete, soprattutto nel mondo del lavoro e nelle opportunità di crescita. La parità non dovrebbe essere un obiettivo da rivendicare, ma una normalità da vivere ogni giorno. Finché non sarà così, vorrà dire che il percorso non è ancora concluso.