Donne d’Impresa: Lorella Cannas (Global Client Experience & Engagement Senior Manager). Una signora manager nel cambiamento della Ginori a Firenze - Blitz Quotidiano
A Villa Tolomei a Firenze, un evento speciale organizzato dal Presidente Nader Arostom del Rotary Club Fiesole. Si celebra con Fabien Overmann (Omnichanel & Business Development Director) e Lorella Cannas (Global Client Experience & Engagement Senior Manager) la storia e l’evoluzione di Richard Ginori una delle più famose aziende del nostro più prestigioso Made in Italy. La nostra attenzione è però per Lorella Cannas che sembra solo una bellissima ragazza ma che in realtà vanta un passato davvero eccezionale per una manager che si è fatta da sé. 110 e lode all’Università degli studi di Firenze in lingue e letteratura linguistica straniere, un master al Polimoda in Marketing Management per il lusso e fashion. Una perfetta conoscenza della lingua inglese e spagnola che parla abitualmente dopo 15 anni di esperienza internazionale da Firenze, Londra e Singapore e sempre nel settore del lusso dei più grandi brand dell’alta moda.
A parlare della Ginori, dove oggi lavora anche Lorella, è Fabien Overmann che ci racconta la storia dell’azienda Richard Ginori: “Stiamo diversificando i prodotti e la clientela sempre più internazionale”. “Ci stiamo ristrutturando e non solo perché siamo entrati con successo al Cafè Ginori a New York e ad Abu Dhabi. Ora il brand di lifestyle riscuote particolare prestigio a Parigi, Londra e Milano e naturalmente nei 6 negozi giapponesi dove la nostra porcellana è particolarmente apprezzata. Ci si sta però sempre più avvicinando al mondo della cultura artistica – sottolinea con orgoglio Lorella Cannas- infatti i nostri artigiani specializzati lavorano con progetti nuovi e tutti legati al mondo dell’arte. Con un sorriso di soddisfazione Lorella ci parla anche del mondo dell’ “hospitality” perché – dice- “Con Ginori oggi, siamo presenti in 800 punti di vendita (corner) in ben 400 alberghi di gran lusso. Abbiamo il primato della migliore porcellana perché siamo il brand più bianco e più luminoso: tutti i nostri processi produttivi in ogni caso sono anche molto preziosi perchè fatti “a mano”. I decori sui piatti e sui nostri ninnoli hanno sempre infatti bisogno dell’occhio dell’artigiano e si collabora con il museo Richard Ginori anche se non è più di nostra proprietà.
L’evoluzione del mercato di questo importate e storico settore ci porta a dover costituire una Ginori per “ogni giorno” e non solo più come un tempo per celebrare le più importanti cerimonie e festività. Tutto cambia a seconda della richiesta dei nostri tempi e dei nostri costumi. Tant’è vero che in realtà oggi si producono anche le famose tovagliette di lino all’americana… 100 euro l’una ma davvero con l’eleganza firmata Ginori e per tutte le tasche! Ci racconta di essere nata in Sardegna nell’Isola di Sant’Antioco, alla quale è molto legata perché nonostante i tanti anni vissuti all’estero e a Firenze continua a portare dentro di sé i tratti distintivi dei sardi come il legame alla propria terra, la schiettezza , la coerenza e il sentimento di comunità. È separata da tanti anni dopo essere stata sposata con un inglese con cui ha avuto un figlio, che ora ha 21 anni e frequenta il suo secondo anno di università a Oxford. Per conoscere qualcosa di più della vita e della storia di questa manager di successo le abbiamo chiesto:
Nel suo settore del lusso le donne sono particolarmente apprezzate. Ma è davvero così o c’è sempre e ancora un problema di “parità di genere”?
Credo che il lusso abbia una grande capacità di raccontarsi come progressista, ma spesso la narrazione è più veloce del cambiamento reale. È un mondo che ama l’estetica dell’empowerment femminile, ma che fatica ancora a tradurla in strutture di potere equilibrate. Penso che ci sia ancora molto da fare per arrivare alla parità di genere, ci sono ancora poche aziende che possano vantare una parità di genere anche nei consigli di amministrazione. Penso però che siano stati fatti dei passi avanti nella giusta direzione anche nel lusso, basti pensare che case di moda come Gucci oggi possono vantare una donna nella carica di Presidente e Amministratore Delegato.
Com’è nato il suo interesse per questa sua importante attività?
Sono sempre stata attratta dalla moda fin da ragazza, e nonostante la mia carriera sia nata in Inghilterra lavorando nel mondo della comunicazione per l’agenzia Ogilvy servendo aziende e marchi di altro tipo, ho sempre cercato di entrare nel mondo della moda. L’opportunità è arrivata appena terminato il Master in Luxury Marketing for Fashion Buying al Polimoda che mi ha aperto una finestra verso questo mondo affascinante e permettendomi di entrare in contatto con Gucci dove poi ho lavorato per 17 anni ricoprendo diverse posizioni e specializzandomi nel Marketing cliente con la creazione di eventi ed esperienze di alto livello per i clienti più importanti del brand.
Un suo progetto di vita ancora non realizzato per il 2026?
Il mio 2025 è stato un anno di profondi cambiamenti sia professionali che nel privato. È stato l’anno in cui ho lasciato Gucci dopo tanti anni per intraprendere una nuova sfida da Ginori. In ambito personale ci sono stati cambiamenti profondi legati alle relazioni private e alla salute. La famiglia per me è fondamentale e rappresenta il mio porto sicuro, quindi direi che per il 2026 mi aspetto di continuare su questa strada costruendo relazioni solide, essere una madre presente e fare del mio meglio per costruire un rapporto ancora più profondo con le persone con cui interagisco e fare la differenza anche in azienda.
Siamo di fronte ad un cambiamento di moda e di costume: Al posto del décolleté abbiamo soltanto sneakers e la giacca Armani ha lasciato il posto a degli enormi maglioni: Anche nell’arredo tavola sono cambiate le “mode”?
La tavola sta cambiando, sta vivendo una trasformazione interessante: meno rigido, più espressivo, più “esperienziale”. È uno di quei cambiamenti che raccontano molto del nostro modo di vivere oggi. La tavola non è più un esercizio di etichetta, ma un’estensione della personalità di chi ospita: Mix & match di piatti, bicchieri e posate colori e pattern diversi nella stessa mise en place, oggetti vintage accanto a pezzi contemporanei. L’idea di “servizio completo” coordinato lascia spazio a combinazioni più libere. La mise en place diventa un piccolo set: Candele di forme particolari, segnaposto personalizzati, micro-composizioni floreali, layering di tovaglie, runner e sottopiatti. Non è più solo “apparecchiare”, ma creare un’atmosfera.
Cosa ne pensa dell’Intelligenza Artificiale come alleato per un eventuale organizzazione aziendale?
L’Intelligenza Artificiale può diventare un alleato potentissimo nell’organizzazione aziendale, ma non nel senso “fantascientifico” che spesso si immagina. Il suo valore reale sta nella capacità di rendere le persone più efficaci, non nel sostituirle. E questo, oggi, è un cambio di paradigma importante. L’IA non decide al posto delle persone, ma porta sul tavolo informazioni che prima richiedevano giorni, analisi predittive, identificazione di pattern nascosti, simulazioni di scenari. Nel lusso, questo è cruciale, raccomandazioni su misura, analisi del comportamento d’acquisto, customer journey più fluido. L’IA permette di offrire un servizio più attento e sartoriale.
Un suo consiglio per le giovani che vogliono affrontare questo suo stesso lavoro di manager del lusso?
Entrare nel mondo del lusso come giovane manager è una sfida affascinante, ma richiede una combinazione di visione, disciplina e sensibilità culturale. Se dovessi dare un consiglio sincero e utile a una giovane donna che vuole costruirsi una carriera solida in questo settore, sarebbe questo: non limitarti a “entrare” nel lusso, ma impara a interpretarlo. Ci vuole molta passione, organizzazione e occhio per i dettagli. Fanno sicuramente la differenza coltivare una competenza che ti renda unica, costruire relazioni non solo contatti, difendere la propria autenticità, non smettere mai di studiare e forse la più importante di tutte avere una visione internazionale. Il lusso è globale per definizione e le sperienze all’estero, lingue, apertura culturale sono fondamentali.