Donne d’Impresa: Olga Mondello Franza (Presidente Gruppo Caronte e Tourist) - Blitz Quotidiano
La sua storia è una pagina della Sicilia che tutti dovremmo conoscere. Nata sotto il segno dell’indipendenza ma con dei valori profondi che hanno sempre guidato le sue scelte di vita e di lavoro: ecco l’intervista ad Olga Mondello Franza. Una vera “Signora Cavaliere del Lavoro” che fa onore all’Italia e in particolare alle italiane che hanno fatto della loro vita una vera impresa di famiglia e di business. “Avevo solo 14 anni- racconta Olga in una sua passata intervista- quando ho conosciuto quello che sarebbe diventato mio marito e sicuramente non a caso proprio grazie a lui la mia vita sarebbe poi davvero cambiata. Non sarebbe stato il solito flirt, Giuseppe Franza aveva 15 anni più di me e sinceramente mi aveva fatto anche un po’ paura l’idea di poter vivere con lui una storia d’amore.
Eppure dopo un anno di amicizia e di sottile ed elegante corteggiamento, ho rinunciato ai miei piani di indipendenza e giovinezza e mi sono legata a lui per sempre. Non mi sono mai pentita di questa scelta: a 17 anni nasceva già Vincenzo, il mio primo figlio, perché dopo la prima liceo io mi sono anche sposata. Sono un’ autodidatta dedicata ai lavori di casa e di famiglia. Appassionata però dell’attività di mio marito, l’ho sempre accompagnato persino nei cantieri e non ho mai voluto fare- come solitamente avviene- la vita della “signora- bene”. Per carattere sono curiosa, attenta e volenterosa: mi piace organizzare e imparare quello che ogni giorno offre questa non facile scuola della vita.
Quando sono rimasta improvvisamente vedova, sono rimasta proprio senza parole. Un dolore fisico oltre che morale tanto che per una settimana non ho potuto nemmeno proferire parola. Vivevo il mio dolore senza parlare con nessuno. Poi, l’aiuto dei figli, l’ amore per la vita. <<Si deve comunque anche andare avanti!>> mi sono detta- e così è stato! Ho detto ai miei figli che se il loro padre era vissuto per costruire insieme un’azienda importante noi avevamo il diritto- dovere di continuare questa sua bellissima missione.
D’allora, infatti, non parlo mai in prima persona e dico sempre che noi “siamo una famiglia e un’impresa” perché anche la famiglia è un’azienda fatta di organizzazione e costi. Così, dal momento che per mio marito la vita era il suo lavoro, lo è stato anche per me e per i nostri figli”- Giovane vedova, nominata Cavaliere del Lavoro dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi per gli evidenti e notevoli impegni di vita.
Olga Mondello Franza è sempre stata una sostenitrice attenta e attiva di varie Associazioni Onlus. Madre, imprenditrice di raro ingegno e anche nonna. Racconta sorridendo di non essere mai stata una nonna che “vizia”- così come ha fatto per l‘educazione dei suoi figli, è stata ed è una nonna dolce ma severa. “Ora si gioca”, “Ora si cena”, “Ora si va a letto”, queste le sue regole applicate anche ai nipotini. Con la dolcezza e determinazione di chi sa che la vita insegna a tutti che non si può vivere solo per divertirsi: ci sono diritti e doveri. Ben vengono i diritti, però occorre anche rispettare i propri “doveri” e quindi regole di vita ben precise. Anche Olga appartiene alla grande famiglia della Associazione Donne Imprenditrici e Dirigenti D’azienda siciliane e per conoscerla meglio e di più le abbiamo chiesto:
Dalla sua esperienza di vita e di lavoro cosa può dirci sulla “parità di genere” in Sicilia?
Il divario è reale e deriva da una matrice culturale che travalica i confini geografici. Le differenze salariali purtroppo sono ancora significative, così come le assunzioni a tempo pieno, prerogativa soprattutto maschile. Di contro, la maternità continua ad essere vissuta come una responsabilità quasi esclusivamente femminile. Ai padri, il congedo obbligatorio spetta ancora solo per i primissimi giorni di vita del figlio, cosicché è costringendo la donna a dover scegliere tra essere madre ed essere professionista — come se la maternità fosse per legge un “minus” nella carriera. Non è accettabile.
Eppure sono fiduciosa, perché noi, nel nostro piccolo, stiamo cambiando le cose — e lo facciamo in due dei settori storicamente più maschili e, lo dico senza remore, più maschilisti. Il mio modello di leadership ha probabilmente contribuito a creare una sensibilità diversa in azienda, ma ci siamo anche spinti molto oltre quanto potessimo immaginare. Abbiamo accettato una sfida con noi stessi che anni fa sembrava troppo ambiziosa: abbiamo firmato un protocollo d’intesa con i sindacati e istituito un tavolo paritetico con obiettivi concreti. In soli tre anni abbiamo aumentato di oltre il 10% le nuove assunzioni a tempo pieno di donne, e siamo stati la prima azienda marittima a ottenere la certificazione UNI ISO 30415, per l’inclusione e, alla fine del 2024, la prestigiosa UNI PDR 125 per la parità di genere.
Il settore marittimo continua ad attrarre prevalentemente uomini, già a partire dalle scuole. Eppure, negli istituti nautici dai quali attingiamo per selezionare nuovi professionisti del mare — e ai cui migliori diplomati offriamo borse di studio e imbarchi formativi — sono spesso le ragazze a distinguersi per merito e preparazione. Un dato che parla da solo, e che ci dice molto su quanto talento stia ancora aspettando soltanto di avere una chance. Non credo nelle quote rosa. Credo nelle pari opportunità. Molte donne in Caronte & Tourist sono oggi dirigenti o responsabili di funzioni ad alta responsabilità. Sono donne che hanno semplicemente avuto la chance per dimostrare valore, professionalità e competenza.
Suo marito, l’ing. Franza dal 1950 ha creato uno dei più importanti complessi immobiliari di Messina, centri commerciali, hotel. Poi la creazione della Tourist Ferry Boat spa per il traghettamento privato dello stretto di Messina. Un impero armatoriale che oggi conta su 30 porti con una flotta di 30 navi! E se un domani si facesse il famoso e tanto discusso “Ponte di Messina”?
I nostri collegamenti sullo Stretto hanno compiuto, l’anno scorso, sessant’anni. È il nostro core business, eppure come imprenditori siciliani siamo convintamente favorevoli al Ponte. Sarebbe miope opporsi a un cambiamento così epocale, che non riguarda solo la Sicilia ma l’intero Mezzogiorno. È un’opportunità storica, irripetibile, e va colta con lungimiranza. E poi, guardando anche al nostro specifico, durante la costruzione, le nostre navi potrebbero fungere da piattaforma logistica per un cantiere che si sviluppa sul mare. Sarebbero anni di crescita economica significativa, un volano per tutto il territorio.
Va detto inoltre che, ovunque nel mondo siano stati costruiti ponti, il traghettamento è sempre sopravvissuto come sistema alternativo di attraversamento — nei giorni di forte vento, durante la manutenzione, per chi preferisce un viaggio più lento e panoramico. E poi, c’è una domanda che mi piace fare: un’opera monumentale come il Ponte, da dove la puoi ammirare davvero, se non dal traghetto? Infine, come diceva lei, i porti che scaliamo e le rotte sono cresciuti costantemente nel tempo. Qualora il business sullo Stretto dovesse ridimensionarsi, le navi — per fortuna — si spostano. I motivi per essere ottimisti, insomma, sono davvero tanti.
C’è ancora un suo progetto di vita e di lavoro che ancora non è riuscita a realizzare?
Sono abbastanza soddisfatta di quanto sin qui fatto, ho realizzato tutto quello che volevo. Ma nel futuro chissà…
Riservata ma generosa non ha mai dimenticato il suo aiuto e interessamento per i problemi sociali. Cosa pensa di poter fare per aiutare le donne contro la “violenza di genere”?
Noi agiamo su più livelli, partendo dal nostro territorio. Il primo riguarda le donne che lavorano nelle nostre aziende: l’obiettivo è che non si sentano mai sole. Siamo la prima azienda di trasporti marittimi ad avere una consigliera di fiducia, una figura che non solo raccoglie eventuali segnalazioni di molestie — dentro e fuori il contesto lavorativo — ma crea canali diretti con centri antiviolenza, psicologi e forze dell’ordine. Perché spesso il problema non è l’assenza di aiuto, ma non sapere come e dove trovarlo. Quest’anno abbiamo anche attivato un corso di autodifesa gratuito per le nostre dipendenti: non per abituarsi all’idea della violenza come dato inevitabile, ma per dare a ciascuna strumenti e consapevolezza che possono, in certi momenti, salvare la vita.
Poi c’è il livello della sensibilizzazione pubblica. Tanti anni fa abbiamo abbracciato la campagna Posto Occupato, che è diventata il nostro sponsor etico in ogni evento e conferenza che organizziamo. Ponendo su una sedia vuota un cartello con su scritto “Posto Occupato” propaghiamo un promemoria necessario che ci ricorda che in quel posto ci sarebbe potuta essere una donna, se non fosse stata uccisa.
Sosteniamo inoltre realtà come il CIRS, perché i centri antiviolenza fanno un lavoro quotidiano, silenzioso e indispensabile, che merita supporto concreto. Non è abbastanza. Non lo sarà mai, finché i numeri rimarranno quelli che sono. Ma è da qui che si comincia.
L’IA sarà un alleato nell’organizzazione delle sue aziende?
Siamo da sempre favorevoli all’innovazione, e l’intelligenza artificiale non fa eccezione, a patto che venga guidata e gestita con consapevolezza. Arrivare impreparati a una trasformazione di questa portata sarebbe un errore che non possiamo permetterci. Ciò che mi convince dell’AI è la sua capacità di accelerare i processi più ripetitivi e alienanti, liberando le persone e permettendo loro di concentrare energie e talento sulle parti più qualitative del lavoro, quelle che richiedono giudizio, creatività, relazione umana. Elementi che nessun algoritmo potrà mai davvero replicare. Per questo non la vedo come una minaccia all’occupazione, ma come uno strumento che può nobilitare il lavoro. La sfida, per noi come per tutte le aziende, è accompagnare questo cambiamento con formazione, visione e responsabilità.