Energia

Quanto petrolio e gas importa l’Italia dal Medio Oriente? Dieci consigli su come risparmiare energia

Nei giorni scorso l’Aie, l’Agenzia Internazionale dell’Energia, ha presentato una serie di azioni che governi, imprese e famiglie possono intraprendere per attenuare l’impatto economico sui consumatori derivante dalle perturbazioni dei mercati petroliferi causate dalla guerra in Medio Oriente. Ci sono una serie di azioni immediate che vengono suggerite per ridurre la domanda:

  • Smart working, laddove possibile. Riduce il consumo di petrolio dovuto agli spostamenti casa-lavoro, soprattutto ove il lavoro si presti al telelavoro.
  • Ridurre i limiti di velocità in autostrada di almeno 10 km/h. Velocità inferiori riducono il consumo di carburante per autovetture, furgoni e camion.
  • Incentivare il trasporto pubblico. Lasciare l’auto privata per viaggiare su autobus e treni può abbassare rapidamente la domanda di petrolio.
  • Alternare l’accesso delle auto private alle strade nelle grandi città in giorni diversi. I sistemi di rotazione delle targhe possono ridurre la congestione e anche il consumo di maggiore carburante.
  • Incrementare il car sharing e adottare pratiche di guida ecologiche e virtuose. Un’auto condivisa oppure un viaggio con più persone a bordo possono far scendere rapidamente i consumi di benzina e diesel.
  • Guida efficiente per i veicoli commerciali e per la consegna delle merci. Possono aiutare anche migliori pratiche di guida, manutenzione dei veicoli e ottimizzazione del carico.
  • Deviare l’uso del GPL dal trasporto. La conversione dei veicoli bifuel e convertiti da GPL a benzina può preservare il GPL per cucinare e altre esigenze essenziali.
  • Evitare i viaggi aerei laddove esistano alternative. Ridurre il viaggio in aereo può alleviare presto la pressione sui mercati del carburante per il settore.
  • Ove possibile, passare ad altre soluzioni moderne per cucinare. Incentivare la cottura elettrica e altre soluzioni moderne e green può ridurre la dipendenza dal GPL.
  • Sfruttare la flessibilità nell’utilizzo delle materie prime petrolchimiche e implementare misure di efficienza e manutenzione a breve termine. L’industria può contribuire a liberare il GPL per usi essenziali, riducendo al contempo il consumo di petrolio attraverso rapidi miglioramenti operativi
Quanto petrolio e gas importa l’Italia dal Medio Oriente? Dieci consigli su come risparmiare energia (foto Ansa) – Blitz Quotidiano

Quanto gas e petrolio importa l’Italia dal Medio Oriente

Al di là dei consigli sul risparmio, quanto petrolio e gas importa l’Italia dal Medio Oriente? Per via del blocco dello Stretto di Hormuz molti paesi stanno vivendo una seria crisi delle forniture di gas e petrolio. Quelli che stanno rischiando di più sono i paesi asiatici che dipendono per l’80% dalle petroliere che passano per Hormuz. Per quanto riguarda l’Italia, da questo stretto passano le navi che arrivano dal Qatar e che riforniscono l’Italia per il 10% del fabbisogno di gas. Il governo è quindi alla ricerca di nuovi fornitori per rimpiazzare questo 10% così da poter scongiurare una possibile crisi nel prossimo inverno. Si spiega così il recente viaggio della premier Meloni in Algeria.

Il petrolio che l’Italia importa dall’estero, secondo quanto ricostruito da LaPresse sulla base dei dati più recenti dell’Unione energie per la mobilità (Unem), proviene invece in larghissima parte dai Paesi africani. Da lì infatti arriva il 41,7% di tutto il greggio, con la Libia capostipite con il 24,2% del petrolio. Seguono la Nigeria con il 5,5%, il Niger con il 3% e l’Algeria con il 2,9%. Ci sono poi i Paesi asiatici: tra questi Azerbaijan da cui proviene il 16,8% del greggio e il Kazakhistan da cui proviene il 13,1%. C’è poi una piccola quota che arriva dal continente americano, con gli Usa che coprono il 9% fabbisogno e il Brasile che copre il 2,4% e una che arriva dall’Europa con la Norvegia in testa con l’1,7% e il Regno Unito secondo con lo 0,9%.

Dal Medio Oriente Roma importa il 12,2% di petrolio greggio. I due più importanti partner sono l’Iraq che fornisce il 6,1% del totale e l’Arabia Saudita con il 5,8%. Piccole quote provengono poi dal Kuwait (0,2%) e dalla Siria (0,1%). Anche questa percentuale di greggio, se non si sblocca la situazione, rischia di dover essere rimpiazzata come sta accadendo con il gas del Qatar.

Published by
Lorenzo Briotti