Economia

Entro il 2035 i cambiamenti climatici incideranno del 3% sull’inflazione

Sull’andamento dei listini al dettaglio in Italia non incide soltanto l’effetto delle guerre e delle tensioni geopolitiche, ma anche l’“inflazione climatica”, cioè la componente di aumento dei prezzi — soprattutto alimentari ed energetici — direttamente collegata agli eventi meteo estremi come siccità, ondate di calore, alluvioni e gelate fuori stagione. A segnalarlo è Consumerismo No Profit, che descrive una nuova emergenza per il potere d’acquisto delle famiglie.

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“Mentre l’effetto di guerre e tensioni geopolitiche su prezzi e tariffe è limitato al breve o al medio periodo, trattandosi di emergenze che hanno una fine, i cambiamenti climatici producono conseguenze durature nel tempo diventando un fattore di inflazione strutturale e permanente: si stima che entro il 2035 l’aumento delle temperature medie possa incidere fino al +3% sul tasso di inflazione in Europa”, spiega il presidente Luigi Gabriele.

Secondo l’associazione, serve un cambio di approccio nelle politiche economiche e di tutela dei consumatori. Per questo Consumerismo No Profit chiede un monitoraggio pubblico e trasparente della «quota clima» nei prezzi alimentari, insieme a misure di sostegno mirate per le famiglie a basso reddito, indicizzate alla spesa alimentare reale. Viene inoltre richiesta maggiore trasparenza lungo tutta la filiera produttiva, per evitare che lo shock climatico diventi un pretesto per ricarichi ingiustificati. Infine, si sollecitano investimenti nell’adattamento agricolo — invasi, riuso delle acque e colture resilienti — considerati una vera e propria prima linea di difesa del potere d’acquisto dei cittadini.

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Gianluca Pace