Famiglie italiane, quasi metà dei soldi finisce nelle spese obbligate: ecco quanto costano casa, bollette e carburanti (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Le famiglie italiane hanno sempre meno spazio per le spese “libere”. Nel 2026, infatti, le cosiddette spese obbligate assorbono il 41,7% dei consumi complessivi, una quota salita di 4,7 punti percentuali rispetto al 37% registrato nel 1995. È quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio sulle abitudini di spesa degli italiani negli ultimi trent’anni.
Si tratta di tutte quelle uscite alle quali è difficile rinunciare: abitazione, energia, bollette, sanità, trasporti, carburanti e assicurazioni. Nel complesso, nel 2026 la spesa obbligata arriva a 9.693 euro pro capite. Il risultato è una progressiva riduzione delle risorse disponibili per ristorazione, tempo libero, abbigliamento e altri acquisti non indispensabili.
A pesare maggiormente sui bilanci familiari è soprattutto la casa. Nel 2026 la spesa per l’abitazione raggiunge infatti 5.335 euro all’anno per persona, 72 euro in più rispetto al 2025. È la voce più consistente dell’intero capitolo delle spese obbligate.
Subito dopo arrivano assicurazioni e carburanti, che insieme incidono per 2.310 euro pro capite. L’energia, invece, pesa per 1.829 euro. Proprio quest’ultima voce presenta però una particolarità: rispetto al 1995 la spesa reale per energia è diminuita di 1.231 euro, anche grazie alla riduzione dei consumi e ai progressi tecnologici che hanno migliorato l’efficienza energetica.
Il problema resta comunque il forte aumento dei prezzi. Secondo Confcommercio, dal 1995 i prezzi dei consumi obbligati sono cresciuti di circa il 140%, molto più dei beni commercializzabili e dei servizi. Ancora più marcato è stato l’aumento di energia, gas e carburanti, arrivato al 211%.
L’aumento del peso delle spese incomprimibili significa che una parte sempre maggiore delle risorse familiari viene utilizzata per coprire costi che non possono essere facilmente ridotti. Le famiglie hanno cercato di reagire modificando la composizione dei consumi e contenendo soprattutto le spese per i beni più tradizionali.
Il fenomeno rischia quindi di frenare ulteriormente i consumi e di mettere sotto pressione il commercio e i servizi. Per Confcommercio, la priorità è ridurre il peso dei costi fissi che gravano sui bilanci delle famiglie.
Il presidente Carlo Sangalli ha sottolineato la necessità di intervenire su “fisco e tariffe”, eliminando le distorsioni che incidono sui costi fissi, soprattutto alla luce del peso ancora elevato di carburanti e bollette.