Economia

Fiscal drag, lo stipendio sale ma il fisco incassa di più: ecco chi paga il prezzo dell’inflazione

Lo stipendio aumenta, ma il potere d’acquisto non necessariamente cresce. È il meccanismo del fiscal drag, o drenaggio fiscale, che si verifica quando l’inflazione fa salire redditi nominali, mentre scaglioni Irpef, detrazioni e soglie fiscali non vengono adeguati allo stesso ritmo.

In pratica, un lavoratore può ricevere più euro in busta paga senza essere realmente più ricco: quei soldi servono infatti ad acquistare beni e servizi diventati più costosi. Se nel frattempo una parte dell’aumento viene assorbita dalle imposte, il recupero dell’inflazione si riduce ulteriormente. Banca d’Italia ha analizzato proprio questo fenomeno nel periodo 2022-2025, distinguendolo anche dall’erosione delle agevolazioni legata al superamento delle soglie reddituali.

Il fenomeno può quindi trasformarsi in una sorta di “tassa nascosta”, perché il contribuente finisce per pagare più imposte senza che siano necessariamente aumentate le aliquote nominali.

La soglia dei 35.100 euro

A essere maggiormente esposti sono soprattutto alcuni contribuenti con redditi medi e medio-alti. Secondo le analisi dell’Ufficio parlamentare di bilancio, dal 2021 il fiscal drag è stato più che compensato dagli interventi fiscali per i redditi da lavoro tra 10.000 e 32.000 euro, mentre la compensazione è risultata parziale per altre categorie.

Una soglia particolarmente significativa è quella dei 35.100 euro lordi annui, calcolata a prezzi 2026. Al di sotto di questo livello, secondo la ricostruzione citata, il sistema Irpef attuale risulta complessivamente più favorevole rispetto a quello del 1990. Sopra tale cifra, invece, il carico fiscale reale risulta più elevato.

La situazione non è però uguale per tutti. L’effetto del drenaggio fiscale dipende dal livello di reddito, dalla tipologia di contribuente e dalle misure fiscali introdotte nel corso degli anni. Anche pensionati e lavoratori autonomi hanno beneficiato in misura diversa delle compensazioni previste dalle riforme più recenti.

Il conto per famiglie e Stato

Il fenomeno assume particolare rilevanza quando l’inflazione torna a crescere. Se salari e pensioni vengono adeguati solo nominalmente e il sistema fiscale resta inalterato, una parte dell’incremento può essere assorbita dal maggiore prelievo.

Secondo lo studio di Banca d’Italia, tra il 2022 e il 2025 il fiscal drag ha inciso significativamente sul reddito disponibile delle famiglie. L’analisi considera anche la cosiddetta “benefit erosion”, cioè la perdita o riduzione di agevolazioni e trasferimenti provocata dal superamento di soglie reddituali rimaste ferme in termini nominali.

Il risultato è un trasferimento di risorse che, nello scenario analizzato dagli economisti, riduce le disponibilità delle famiglie e aumenta quelle del bilancio pubblico. Per questo il fiscal drag torna al centro del dibattito ogni volta che l’inflazione accelera e i redditi nominali iniziano a crescere.

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Amedeo Vinciguerra