Fondo Monetario internazionale, economia globale cresce ancora (+3%) ma aumentano i rischi. Pil italiano migliora nel 2026: da + 0,5% a +0,8% (foto Ansa)
La crescita globale tiene un ritmo del 3% e il Fondo monetario internazionale si appresta a migliorare le previsioni di crescita per le economie europee, nonostante siano al centro della tempesta perfetta fatta di guerra in Ucraina, crisi di Hormuz che non vede spiragli, shock energetico e rischio spread. E molta parte del merito è dell’intelligenza artificiale, che ha mobilitato investimenti massicci facendo del 2026 un anno di “resilienza”, anche se non si sa quanto reggerà.
A fornire questa diagnosi per l’economia mondiale è il Fondo monetario internazionale stesso. La direttrice generale Kristalina Georgieva, padrona di casa ai meeting annuali quest’anno ospitati a partire dal 12 ottobre in Thailandia, aveva già avvisato nei giorni scorsi che “l’inverno sta arrivando”. L’economia globale – dice Georgieva – “viene tirata in due direzioni opposte: uno shock negativo di offerta energetica, e uno shock di domanda positivo dall’Ia”.
I mercati si sono accorti che i prezzi energetici rischiano di innescare uno shock inflazionistico di fronte al quale le banche centrali avranno le mani legate: dovranno alzare i tassi, e a differenza della grande crisi finanziaria non potranno – almeno sulla carta – aiutare i Paesi più indebitati con la leva monetaria. L’aggravante è che la leva del bilancio pubblico per sostenere la crescita deve fare i conti con il debito record e la spesa per interessi testimoniata dagli spread: il Fmi si appresta a richiamare i Paesi sulla necessità di tenere a bada la spesa pubblica. Dunque poco potranno fare le misure di bilancio.
Resta il fatto che anche se un 3% per l’economia globale appare poco, poteva andare peggio, sembra dire il Fmi. Molti Paesi – per l’Europa basta guardare alla sostituzione del gas dal Qatar – sono riusciti a riorganizzare le proprie forniture energetiche. E poi c’è l’IA. Se è vero che i massicci investimenti Usa in data center, finanziandosi a debito, hanno spiazzato sui mercati i treasury Usa portando all’ascesa dei rendimenti sui massimi di oltre 20 anni, l’Ia è un ‘game changer’ per la crescita e ha dato un aiuto sostanziale anche all’Europa, che non avrà modelli autonomi ‘di frontiera’ come quelli statunitensi, ma è ben inserita nella catena globale.
L’IA “può piacere o meno, può essere temuta ma è qui, sta diventando rapidamente un driver essenziale della relativa fortuna economica di un Paese nell’economia mondiale”, dice Georgieva anticipando i numerosi panel dedicati all’impatto economico dell’intelligenza artificiale da qui alla conclusione dei meeting Fmi il 18 ottobre. Poi c’è impatto sul mercato del lavoro, dove sarà impattato il 40% dei posti in quello che Georgieva chiama uno “tsunami al rallentatore”. Per chi non è nella catena del valore dei chip, dei data center e delle materie prime essenziali, o per chi è troppo dipendente dall’import di energia, ci sarà uno svantaggio competitivo decisivo.
Un monito ad alzare la guardia e a promuovere la cooperazione fra Paesi, in una riunione Fmi dove il nome di Donald Trump sarà l’elefante nella stanza di ogni meeting: non viene nominato ma è il principale fattore disgregante per il ‘vecchio mondo’ delle istituzioni multilaterali come il Fmi. Il suo segretario del Tesoro Scott Bessent a Bangkok non ci sarà. Per l’Italia ci saranno il governatore di Bankitalia Fabio Panetta e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. E fra i leader europei spicca una folta delegazione della Bce guidata dalla presidente della Bce Christine Lagarde, al centro delle speculazioni su una sua uscita anticipata e sul conseguente toto-nomine a Francoforte.
Per quanto riguarda l’Italia il Fondo monetario internazionale migliora di 0,3 punti percentuali, da 0,5% a 0,8%, la sua previsione per la crescita dell’economia italiana nel 2026 rispetto all’aggiornamento delle stime pubblicato a luglio, e aggiunge un decimale alla stima di crescita per il 2027, portandola a 0,6%. Sul fronte dell’inflazione, l’Italia chiuderebbe il 2026 con un tasso d’inflazione in media d’anno del 3,3%, sopra la media dell’area euro pari a 3,1%, per poi rallentare e convergere sulla media dei partner europei al 2,8% nel 2027.
Il Fondo monetario internazionale, nel suo World Economic Outlook mette solo la Spagna, fra le principali economie dell’euro, al di sopra dell’Italia in termini di impatto inflazionistico dello shock energetico, con un +3,7% nel 2026 e poi 2,7% nel 2027. La Germania, secondo il Weo, segnerebbe 2,7% nel 2026 e poi 3,1%, la Francia si fermerebbe a 2,4% e poi 2,2%.
L’impatto immediato della crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente è particolarmente sostenuto negli Stati Uniti: il Fmi si aspetta 3,6% e 2,8% d’inflazione nel 2026 e 2027 rispettivamente.