(Foto Ansa)
Il conflitto nella Striscia di Gaza ha provocato un drastico deterioramento dell’ambiente, con una perdita del 65% della vegetazione in appena due anni. Le superfici verdi, comprendenti colture e praterie, sono passate da 5.941 a 2.056 ettari tra settembre 2023 e settembre 2025. Parallelamente, le aree caratterizzate da suolo esposto e degradato sono aumentate del 351%, salendo da 3.918 a 17.663 ettari.
A documentare il cambiamento è uno studio della Facoltà di Scienze agrarie, ambientali e alimentari della Libera Università di Bolzano, pubblicato sulla rivista Progress in Physical Geography. La ricerca, dal titolo “Soil health in a conflict-affected area”, ha utilizzato le immagini raccolte dai satelliti europei Sentinel-2, elaborate attraverso un nuovo sistema di monitoraggio basato sull’intelligenza artificiale e su strumenti open source disponibili su GitHub.
Per distinguere gli effetti della guerra da quelli legati alle condizioni climatiche, gli studiosi hanno confrontato i dati di Gaza con quelli delle vicine aree israeliane, dove nello stesso periodo i cambiamenti sono risultati molto più contenuti: la vegetazione è diminuita del 4,5%, mentre il suolo esposto è cresciuto del 3,4%.
“Il rischio delle aree inaccessibili è che i danni ambientali restino invisibili”, spiega il professor Luigimaria Borruso, ultimo autore dello studio. Il modello, sviluppato anche con il contributo di Michele Torresani, punta a offrire a ricercatori, Ong e giornalisti uno strumento trasparente per monitorare gli effetti ambientali dei conflitti.