Economia

H&M chiude 160 negozi: crisi del fast fashion e sfida digitale dietro la svolta

Ancora difficoltà per H&M, che ha annunciato la chiusura di circa 160 negozi nel corso del 2026. Una decisione che riflette le profonde trasformazioni in atto nel settore globale del fast fashion, sempre più orientato verso il digitale.

Il gruppo svedese sta affrontando una fase complessa, segnata da un rallentamento della domanda. I risultati del primo trimestre dell’anno evidenziano un calo delle vendite del 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un dato significativo che conferma le difficoltà del brand nel mantenere i livelli di crescita del passato.

Nel mese di marzo si è registrato un lieve segnale di ripresa, con un incremento dell’1% a valuta costante, cioè al netto delle fluttuazioni dei cambi. Si tratta però di un miglioramento contenuto, insufficiente a invertire una tendenza complessivamente negativa che dura ormai da tempo.

Strategia digitale e trasformazione del business

La scelta di ridurre il numero di negozi fisici si inserisce in una strategia più ampia di trasformazione del modello di business. Negli ultimi anni, H&M ha investito in modo significativo nello sviluppo dell’e-commerce, nella logistica e nelle tecnologie digitali, con l’obiettivo di migliorare l’esperienza dei clienti e competere con i nuovi protagonisti del settore.

Il mercato della moda, infatti, è sempre più dominato da player nativi digitali e da giganti del fast fashion capaci di adattarsi rapidamente alle nuove abitudini di consumo. Per questo motivo, l’azienda ha deciso di puntare su una maggiore integrazione tra canali fisici e online.

Parallelamente, il gruppo sta riorganizzando la propria presenza sul territorio, chiudendo i punti vendita meno performanti e concentrando le risorse su negozi più grandi, moderni e situati in aree strategiche.

Impatto sull’occupazione e il caso italiano

Il piano di ristrutturazione solleva inevitabili preoccupazioni sul fronte occupazionale. La chiusura dei negozi potrebbe avere ripercussioni sui lavoratori, anche se l’azienda ha dichiarato l’intenzione di gestire la transizione in modo responsabile, cercando di limitare gli effetti sociali.

In Italia, una delle chiusure già previste riguarda il punto vendita di Roma Tuscolana. La decisione coinvolgerebbe 17 dipendenti a tempo indeterminato a partire dal 10 maggio, alimentando timori tra i lavoratori e i sindacati.

 

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Filippo Limoncelli