Economia

I gelati costano sempre di più, in 4 anni prezzi aumentati del 40%

I gelati confezionati risultano sempre più cari. Negli ultimi cinque anni, infatti, i prezzi medi di biscotti, stecchi e cornetti sono cresciuti di circa il 40%, con punte che arrivano fino al +75% al chilo per alcuni marchi della grande distribuzione. A spiegare il fenomeno non è sufficiente la sola shrinkflation, ossia la riduzione delle quantità a fronte di prezzi invariati o in crescita: il rincaro è legato soprattutto all’inflazione alimentare e agli effetti, ancora visibili, della crisi energetica e logistica degli anni scorsi.

A fotografare la situazione è l’analisi di Roberto Usai di Altroconsumo, che evidenzia come l’aumento dei prezzi dei gelati sia ormai strutturale e superiore anche all’inflazione media dei beni alimentari.

I numeri

Tra il 2021 e il 2025, secondo i dati Istat, i listini sono saliti del 39,6%, con due fasi particolarmente critiche: nel 2022 (+13% su base annua) e nel 2023 (+16%). Dinamiche simili si osservano anche in altri prodotti da consumo rapido, come evidenziato da indagini su pizza e bibita con rincari fino al 26%.

Il caro-energia, l’aumento delle materie prime – in particolare cacao e grassi vegetali – e la volatilità dei mercati hanno inciso sui costi di produzione. A questo si aggiungono differenze significative tra i singoli marchi, anche a parità di formato, con aumenti che vanno dall’11% fino al 75% al chilo. In alcuni casi si registrano anche riformulazioni degli ingredienti, senza reali benefici nutrizionali per il consumatore.

La shrinkflation, pur presente in diversi prodotti, riguarda solo una parte del mercato. Il risultato finale è un quadro complesso, in cui il consumatore si trova a pagare di più per quantità spesso inferiori, con aumenti che non seguono logiche uniformi e che rendono difficile distinguere tra inflazione generale e strategie commerciali delle aziende.

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Gianluca Pace