(Foto Ansa)
Entro la fine del secolo, circa il 30% della popolazione mondiale sarà esposta a ondate di caldo e siccità estreme, con eventi che diventeranno fino a cinque volte più frequenti rispetto ad oggi. A dirlo è lo studio guidato da Di Cai, dell’Università Oceanica della Cina, pubblicato su Geophysical Research Letters, che sottolinea come a subire maggiormente le conseguenze saranno le popolazioni dei paesi tropicali, responsabili finora di una minima parte delle emissioni globali di gas serra.
Caldo e siccità estremi non solo minacciano l’agricoltura, aumentando il rischio di carestie e dei prezzi alimentari, ma comportano anche un aumento degli incendi e rischi diretti per la salute, non solo per le persone più fragili ma anche per i lavoratori all’aperto. Usando i modelli climatici più avanzati, i ricercatori prevedono che entro il 2090 questi eventi diventeranno cinque volte più probabili, coinvolgendo fino a 2,6 miliardi di persone.
“Un dato che dovrebbe farci riflettere molto più a fondo sulle nostre azioni future”, afferma Monica Ionita, climatologa dell’Istituto Alfred Wegener in Germania e coautrice dello studio.
Gli autori evidenziano che gli effetti maggiori colpiranno le nazioni a basso reddito lungo l’equatore e ai tropici, comprese isole come Mauritius e Vanuatu, che hanno contribuito marginalmente alle emissioni di CO2. “Per i paesi a basso reddito c’è un’enorme ingiustizia”, sottolinea Cai. Secondo lo studio, una riduzione delle emissioni, come indicato dagli Accordi di Parigi, potrebbe ridurre significativamente la frequenza di questi eventi estremi: “Le scelte che facciamo oggi – conclude Cai – influenzeranno direttamente la vita quotidiana di miliardi di persone in futuro”.