Tra il 1861 e il 2025 il Pil pro capite reale in Italia è cresciuto di oltre dodici volte, ma con un andamento disomogeneo nel tempo. Fino alla metà del Novecento l’incremento è stato contenuto, poco più che un raddoppio, mentre dal 1951 in poi la crescita è stata molto più sostenuta, arrivando a circa sei volte. Negli ultimi vent’anni, tuttavia, si registra una fase di sostanziale stagnazione. È quanto emerge dalla pubblicazione dell’Istat “I consumi cambiano insieme al Paese”.
Sul fronte dei prezzi, l’inflazione acquisita a marzo 2026 si attesta all’1,5%, valore che si confermerebbe in assenza di variazioni mensili nei mesi successivi. In uno scenario di “dinamica moderata”, con aumenti dello 0,1% al mese da aprile a fine anno, l’inflazione media annua salirebbe all’1,8%. Con una crescita leggermente più sostenuta, pari allo 0,2% mensile, il tasso arriverebbe invece al 2,2%. Proiezioni, queste, che l’Istat giudica in linea con le aspettative delle imprese.
Per quanto riguarda i consumi, le famiglie italiane concentrano la spesa soprattutto su abitazione, alimentari e trasporti, che insieme superano i due terzi del totale. Una quota più elevata rispetto a Spagna, Francia e Germania, dove il peso di queste voci è inferiore e maggiore spazio è riservato a cultura, tempo libero e servizi.