Economia

Istat, allarme fuga di cervelli: il Mezzogiorno ha perso 150mila giovani laureati in sei anni

Tra il 2019 e il 2025 il Mezzogiorno ha registrato una pesante perdita di giovani laureati italiani tra i 25 e i 34 anni. Secondo il nuovo rapporto Istat sulle migrazioni interne e internazionali della popolazione residente, il saldo negativo raggiunge quota 150mila persone. La causa principale è rappresentata dai trasferimenti verso le regioni del Centro-Nord, pari a circa 122mila unità, ai quali si aggiunge un saldo negativo con l’estero di altre 28mila persone. Un fenomeno che conferma il progressivo impoverimento del capitale umano qualificato nelle regioni meridionali e il persistente divario territoriale del Paese.

Il saldo nazionale resta positivo grazie ai laureati stranieri

A livello nazionale il bilancio dei giovani laureati tra i 25 e i 34 anni risulta invece leggermente positivo, con un saldo di circa 10mila unità. Questo risultato, però, non dipende dai cittadini italiani. L’Istat evidenzia infatti che tra il 2019 e il 2024 l’Italia ha perso complessivamente 78mila giovani laureati italiani, un dato compensato dall’arrivo di circa 88mila laureati stranieri. Anche l’espatrio dei giovani italiani continua a rappresentare una criticità: nello stesso periodo sono partiti 247mila italiani tra i 25 e i 34 anni, mentre i rientri si sono fermati a 86mila, con una perdita netta di 161mila giovani.

Un fenomeno che pesa sul futuro del Sud

I dati confermano come il Mezzogiorno continui a formare giovani altamente qualificati che, una volta terminati gli studi, scelgono di trasferirsi altrove per trovare migliori opportunità professionali e condizioni economiche più favorevoli. Il Centro-Nord riesce infatti a compensare almeno in parte le perdite verso l’estero grazie all’arrivo di laureati provenienti dal Sud, mentre le regioni meridionali vedono ridursi progressivamente il proprio patrimonio di competenze. L’emigrazione dei giovani qualificati rappresenta così una delle principali sfide per lo sviluppo economico e demografico del Mezzogiorno, con effetti destinati a incidere sulla competitività e sulla crescita dell’intero Paese.

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Filippo Limoncelli