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Il ricorso al credito è diventato sempre più centrale nei bilanci delle famiglie italiane. Nel 2025, il credito al consumo erogato da banche e società finanziarie alle famiglie consumatrici ha raggiunto quasi 178 miliardi di euro, pari a un’esposizione media di 6.657 euro per nucleo familiare. È quanto emerge da un’analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che nel calcolo non considera i mutui per l’acquisto della casa, trattati separatamente in quanto finanziamenti legati a investimenti immobiliari di lungo periodo.
Alla base dell’aumento dell’indebitamento ci sono soprattutto due esigenze. Da una parte, la necessità di ottenere liquidità immediata per affrontare spese impreviste o difficoltà nella gestione delle uscite mensili. Dall’altra, il ricorso ai finanziamenti per acquistare beni durevoli, dalle automobili ai mobili, dagli elettrodomestici ai televisori, spese che in passato venivano più frequentemente sostenute utilizzando i risparmi.
A pesare è stata anche la forte crescita dei prezzi. L’inflazione ha ridotto il potere d’acquisto di salari e pensioni, spingendo una parte delle famiglie, soprattutto nel ceto medio, a utilizzare il credito per mantenere il proprio livello di consumi.
Se si aggiungono anche i finanziamenti per l’acquisto della casa, il quadro cambia sensibilmente. Nel 2025, 3,8 milioni di famiglie risultavano titolari di mutui, per un’esposizione complessiva di 447,5 miliardi di euro. Sommando questa cifra ai 127 miliardi di credito al consumo erogato dalle banche, il debito complessivo raggiunge 612,6 miliardi di euro.
Siracusa registra l’esposizione media più elevata, con 8.437 euro per famiglia, seguita da Massa-Carrara (8.373), Lodi (8.280) e Pistoia (8.168). Gli incrementi annuali più marcati si registrano proprio a Pistoia e Ravenna, entrambe a +7,1%.
Sul fronte opposto, le esposizioni più contenute si rilevano a Trento (4.524 euro), Sondrio (4.400) e Bolzano (3.106).
Tra le regioni, in testa c’è l’Umbria, con 7.514 euro per famiglia, davanti a Toscana (7.399) e Sicilia (7.383). Il dato medio nazionale è salito del 4,9% rispetto al 2024.