La guerra in Iran fa salire energia e fertilizzanti: rincari record su frutta, verdura, carne e latte in Italia (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Non è solo al distributore che si sente l’effetto del conflitto in Iran: anche la spesa quotidiana degli italiani comincia a risentirne. Pane, frutta, verdura e carne mostrano rincari che non sono più previsioni, ma realtà emergenti lungo tutta la filiera alimentare.
Il punto di partenza è l’energia: quando petrolio e gas aumentano, crescono non solo le bollette o il costo dei carburanti, ma anche quello della produzione, del trasporto e della conservazione del cibo. Così un conflitto a migliaia di chilometri influisce direttamente sul prezzo degli alimenti sulle nostre tavole.
Oltre al carburante, a pesare è il mercato dei fertilizzanti, strettamente legato al gas naturale. Dall’inizio del conflitto il prezzo dell’urea – uno dei concimi più usati – è salito fino al 51%, con stime di rincari del 30-35% rispetto al mese precedente. L’urea, definita la “benzina” della crescita agricola, è fondamentale per lo sviluppo delle piante e la sua produzione dipende dal gas. L’impennata del prezzo del gas europeo, combinata con le tensioni nello Stretto di Hormuz, ha già fatto aumentare i costi per le aziende agricole.
Secondo Confagricoltura, l’aumento del prezzo del gasolio agricolo potrebbe tradursi in rincari fino al 30%, incidendo tra il 15 e il 30% dei costi di produzione agricola. Nonostante il taglio temporaneo delle accise predisposto dal governo Giorgia Meloni, l’andamento del conflitto rischia di compromettere la sostenibilità economica delle imprese agricole.
I dati Ismea mostrano rialzi già evidenti. Melanzane +32%, pomodori +26%, peperoni +29%, zucchine +5,3%. Crescono anche burro (+5,1%), crema di latte (+13,8%), broccoli (+18,2%) e carote (+10,2%).
Il grano duro alla borsa merci di Foggia segna +5 euro alla tonnellata. Il Codacons segnala un aumento del prezzo delle uova di Pasqua del 10% rispetto all’anno precedente. L’inflazione alimentare è tornata a salire: a febbraio, l’Istat rileva un +2% annuo sui beni alimentari.
Il settore è dominato da pochi grandi player. La canadese Nutrien ha registrato nel 2025 ricavi per quasi 26 miliardi di dollari, con azioni cresciute del 45% nell’ultimo anno. La norvegese Yara International ha visto le azioni salire del 54% annuo, mentre i gruppi americani CF Industries e Mosaic Company registrano anch’essi performance elevate.
L’effetto è duplice: da un lato, prezzi alimentari in aumento per i consumatori, dall’altro un mercato dei fertilizzanti sempre più appetibile per la finanza globale. Le economie di scala e la concentrazione del settore hanno ridotto la concorrenza, facendo diventare questi prodotti agricoli un terreno strategico anche per grandi fondi e investitori istituzionali come Vanguard e BlackRock. La “tempesta perfetta” dei rincari agricoli rischia quindi di durare nei prossimi mesi, influenzando costi e disponibilità di cibo sulle tavole italiane.