La lezione tedesca: “Niente regali agli evasori”. E ora l’Italia che fa?

Il no tedesco all’accordo con la Svizzera sulle tasse ai capitali depositati nelle banche elvetiche apre una questione per l’Italia. Il parlamento tedesco ha detto no parlando di un regalo agli evasori, per l’aliquota bassa e l’anonimato garantito. E l’Italia, che prevede un’aliquota ancora più bassa?
(Foto Lapersse)

ROMA – Una tassa tra il 20 e il 40 per cento e l’anonimato per chi ha aperto conti in Svizzera è un “regalo agli evasori”: la pensano così i deputati tedeschi che oggi, 23 novembre, hanno bocciato l’accordo fiscale tra Berlino e Berna. Dando una lezione all’Italia.

Sull’accordo la Camera bassa del parlamento, dove la coalizione della cancelliera Merkel ha la maggioranza, aveva detto sì. Ora la lezione tedesca, firmata Spd-Verdi, pone un problema all’Italia.

L’accordo in discussione tra Roma e Berna è ancora più generoso con chi ha portato i propri soldi all’estero. L’aliquota italiana sui soldi “esportati” è tra il 30 e il 35%. Molto rispetto all’aliquota media del 4% pagata da chi ha usufruito degli “scudi” tra il 2001 e il 2010. Ma molto meno di quel 41% previsto dalla Germania.

Dalla Svizzera hanno subito fatto sapere che il no tedesco non avrà conseguenze sull’Italia. Davvero gli italiani non apriranno gli occhi davanti alla lezione tedesca, rendendosi conto che l’intesa è più vicina ad un regalo a chi ha aperto conti all’estero pensando di metterli al riparo dal fisco?

Per dimostrare che non è così si dovrebbe applicare a quei capitali almeno un prelievo pari a quello che sarebbe stato applicato agli stessi soldi se fossero rimasti in Italia. Non si chiama scudo, questa volta. Ma la protezione pare comunque assicurata.

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